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Viaggio in Perù, dall’Amazzonia alle “Galapagos” peruviane

Considerato uno dei paesi con la più alta biodiversità al mondo, il Perù offre foreste amazzoniche e isole abitate da pinguini a poche miglia dal deserto. Benvenuti nella fetta più verde del paese sudamericano. Il racconto è di Alessandra, per l’occasione  reporter di WWF NaTuRe!

Questo è un viaggio per intenditori.Per chi cerca luoghi ancora intatti, regno di Sua Maestà la Natura. Per quanti si riempiono gli occhi e il cuore di alberi secolari, e gli animali preferiscono intravederli nel loro habitat, piuttosto che spiarli nelle gabbie di uno zoo. Ai viaggiatori di razza consiglio di scoprire un volto meno noto, e forse per questo ancor più affascinante, del Perù (www.peru.travel/it). Un volto dai lineamenti decisi che ha gli occhi verdi dell’Amazzonia.

Forse in pochi sanno che il Rio delle Amazzoni nasce qui, nel dipartimento di Arequipa, dalle altitudini andine del Nevado Mismi. Vista dall’alto, la regione nord di Loreto è un grande serpente dorato che si spinge sinuoso tra impenetrabili foreste. Alla confluenza del Marañón e dell’Ucayali (da cui ha inizio quello che è chiamato il Rio delle Amazzoni) si trova la Riserva Nazionale di Pacaya-Samiria, la più grande di tutto il Perù. Dimenticate i rumori, a poche ore di navigazione dalla città di Iquitos si entra in un microcosmo di acqua, alberi e palafitte. Solo 4.000 visitatori all’anno (Cusco ne conta 5.000 al giorno!) per un patrimonio di biodiversità da esplorare a bordo di una barca, poco prima del tramonto, quando il sole che muore nel fiume colora di rosso il cielo e l’acqua, facendo sentire nell’ombelico della Terra.

Perché qui siete nella “foresta di specchi“, una fetta di Amazzonia inondata da novembre ad aprile dove nuotano piranha, anaconde e caimani, ma anche animali dalla fama più “gentile” come delfini grigi e rosa. Quest’ultima è una specie molto rara che deve il suo colore ai capillari superficiali. Per osservarli bisogna armarsi di molta pazienza, ma se si è fortunati, il caratteristico muso stretto e allungato potrebbe emergere dalle acque trasformando la navigazione in un’esperienza indimenticabile.
Col naso all’insù si continua la navigazione che porta ad avvistareuccelli variopinti dagli acrobatici nidi, scimmiette e bradipi pigramente appesi sui rami più alti e immobili a godersi l’ozio per cui sono proverbiali. Ma fra gli animali che ho amato di più ci sono i dolci manati, placidi e buffi mammiferi simili a trichechi senza denti, che il Centro de Rescate Amazonico di Iquit (http://www.centroderescateamazonico.com/index-en.php) ha salvato dall’estinzione grazie al recupero e all’opera di sensibilizzazione delle popolazioni amazzoniche. Visitando il centro si contribuisce alla loro salvaguardia e si può dare una mano agli studenti e ricercatori volontari che li curano e li allattano come fossero bambini. Durante la mia visita ho avuto la fortuna di accarezzare la loro pelle liscia e dargli il biberon con il latte nutriente utile alla loro ripresa.

Se l’acqua è l’elemento dominate nell’Amazzonia peruviana, è stata proprio la sua “invadenza” a scongiurare il pericolo della deforestazione, purtroppo molto presente in altre zone. Il fatto di trovarsi per molti mesi sommersa, infatti, rende la terra poco fertile e produttiva e dunque poco appetibile per la qualità del legname e delle colture.
Le escursioni fluviali sono anche l’occasione per conoscere gli usi e i costumi delle tribù indigene che vivono in palafitte (come ad esempio i Cocama e Cocamilla), ascoltare racconti, assistere a danze rituali e acquistare oggetti e monili fatti con semi e foglie (molto frequente è il bracciale con semi huayruro rossi e neri, considerato portafortuna).

Con un volo Iquitos-Lima si lascia il cuore nell’eden amazzonico per scoprire un’altra fetta di Perù naturalistico. A tre ore di auto a sud dalla capitale, lungo la Panamericana, si arriva a Paracas, attraversando piantagioni di cotone e vigneti. Qui, lungo la costa pacifica, in pochi minuti si passa dai deserti ai pinguini in una riserva naturale di oltre 3000 ettari. La terra arida del deserto di Paracas è una distesa di dune alte fino a 30 metri,dove divertirsi come su montagne russe naturali.
Qui il deserto si congiunge all’Oceano fra romantiche scogliere. Il gioco di correnti fredde che arrivano dall’Antartide crea un ecosistema ricchissimo dove avvistare pellicani, cormorani, leoni marini e i piccoli pinguini di Humboldt. Un’esperienza ad alto tasso di biodiversità da vivere circumnavigando le selvagge e disabitate, definite le Galapagos del Perù.
Da provare grazie al tour in barca, dove non manca l’incontro con i delfini e la vista ravvicinata del geoglifo gigante a forma di candelabro. Un perfetto “tatuaggio” nella roccia visibile solo dal mare, forse collegato alle misteriose linee della civiltà Nasca che abitava l’area.

Info:
www.peru.travel/it

Come arrivare:
Si sono voli quotidiani per Iquitos da Lima (1 ora e 45 minuti) con la compagnia locale Latam Airlines (www.lan.com). Raggiunta poi in pullman la città di Nauta ci s’imbarca lungo il fiume Marañón con le compagnie di crociera o i motoscafi privati dei lodge amazzonici.

Dormire:
io ho soggiornato ai margini della foresta amazzonica nell’eco-lodge Pacaya-Samiria Amazon Lodge (http://www.hatuchayhotelsperu.com/pacaya-samiria/).

Quando andare:
Il clima è umido e piovoso tutto l’anno, ma le precipitazioni si concentrano soprattutto tra novembre e marzo. Da aprile a ottobre, le piogge sono meno frequenti e il livello dei fiumi si abbassa,  permettendo di percorrere strade che durante il resto dell’anno sono allagate.

Festività:

La festa più importante per la regione amazzonica di Loreto è quella dedicata a San Giovanni Battista. Si svolge da metà giugno al fine luglio e simboleggia il rinnovamento attraverso l’acqua: una forma di sincretismo fra la religione cristiana, portata nei secoli dai missionari, e le credenze indigene legate alla natura. Durante questo periodo, ad Iquitos e nei villaggi circostanti, si vede un gran numero di abitanti immergersi nel fiume compiendo riti di purificazione fra danze e musiche tribali.

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Scritto da Alessandra Sessa

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