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Vacanze WWF
 

In Cina, un viaggio alla ricerca del Panda!

Un bellissimo viaggio nella Natura della Cina, per incontrare il mitico panda! E’ quello realizzato da Fulco Pratesi, qualche anno fa, ma ancora attualissimo! Chi di voi vuole seguire le orme di Fulco (e dei panda)?


Per un socio del WWF, andare in Cina per vedere il panda nel suo ambiente naturale è un po’ come per un mussulmano andare alla Mecca.
E così, a quasi quarant’anni dalla fondazione del WWF Italia,  alla quale ho contribuito in prima persona, mi sono risolto a compiere il pellegrinaggio.

Quella che segue è la cronaca del viaggio.

China11 marzo
. “La Cina è vicina”, recitava il titolo di un film di Marco Bellocchio del ’67.
In realtà, neppure con i potenti mezzi del progresso odierno andare a Pechino è una passeggiata.
Da Roma alla capitale cinese il Boeing 737 impiega (con un’ora di sosta ad Amsterdam) circa 14 ore. All’arrivo troviamo un aeroporto, molto bello e funzionale, poche lungaggini burocratiche e doganali, ottimi e poco costosi taxi per il centro.
12 marzo. Pechino è tutto un proliferare funghesco di grattacieli e palazzoni in cristallo e acciaio. Automobili dappertutto, le famose biciclette dell’era di Mao si divincolano preoccupate e isolate in un mare di lamiere. Il Comune di Pechino ha addirittura proposto di abolirle nel centro, ma una manifestazione di protesta composta da ciclisti avvolti da impermeabili multicolori, l’ha costretto a fare macchina indietro, promettendo più piste ciclabili.

Beijing, ChinaLa visita alla Grande Muraglia è d’obbligo. E per quanto la si sia vista in migliaia di foto e filmati, l’impressione è sempre fortissima. Basti pensare che questa è l’unica opera umana che si veda dallo spazio. Un’ora di taxi ci porta ai piedi delle montagne dalla pianura piatta e priva d’interesse, coltivata a tappeto e con pochissimi alberi su cui nidificano le gazze (mio nonno, che percorse queste campagne nel marzo 1899, non vide altro che gazze e pochi corvi). E un’agile funivia ci consegna alla base del fantastico monumento, lungo 5760 chilometri (come dal Cairo alle Isole Svalbard ) che serpeggia sui crinali di queste montagne, coperte di querce e pini, fino al più lontano orizzonte. Il freddo è forte ma lo spettacolo indimenticabile. Creata per ostacolare l’invasione dei barbari provenienti dalle disperate steppe della Mongolia, la bastionata corre indomita con i suoi paramenti di pietra e di mattoni grigi, cavalca vallate e picchi, perdendosi all’orizzonte aguzzo e tormentato delle montagne.

 

13 marzo. In aereo (2 ore e mezza) da Pechino a Chengdu, capitale del Sichuan. La campagna è tutta gialla per la fioritura della colza e, in città, il cielo e grigio. Anche qui grattacieli ma, almeno in città, belle alberate di canfori e cedri. Il traffico è intenso, con molte auto, tante biciclette ma moltissimi motorini. Abituato al fracasso che gli scooter producono nelle vie di Roma, ho l’impressione di essere diventato improvvisamente sordo. Il silenzio, a parte qualche colpo di clacson, è totale. Eppure dappertutto sfrecciano le motorette. Grandi maxiscooter, piccoli ciclomotori, motoleggere di ogni dimensione, con una o due persone a bordo (uno addirittura con un cane) sfrecciano agli incroci, invadono disinvolti le piste ciclabili, ci sfiorano in silenzio.
Smiling girl, Chengdu, China

Infine, la scoperta entusiasmante: sono tutti motorini elettrici! In questa città di 1.300.000 abitanti, tutto il traffico delle moto (e di molti filobus) è elettrico.
In un supermercato del centro che esibisce centinaia di questi veicoli, mi informo dei prezzi: si va dai 1700 yuan (pari a 170 €) per un ciclomotore simile al famoso Ciao della Piaggio, ai 280 yuan per grandi maxiscooter.
Chiedo a chi mi accompagna se questo successo dei motori elettrici sia da attribuire al costo molto basso (la ricarica, da casa, per un’autonomia di 45 km é di poche lire). No, mi rispondono: è solo per non contribuire all’inquinamento che in Cina, per colpa delle centrali a carbone, è molto forte.

Wolong Nature Reserve, Sichuan Province, China14 marzo
. Da Chengdu ci dirigiamo in auto verso le pendici dell’Himalaya, dove si trova la Riserva Naturale di Wolong, “The Homeland of Giant Panda” . La strada all’inizio è ottima. Ma poi, inoltrandosi nelle montagne diviene un viottolo fangoso. Questo perché i lavori di un’immensa diga stanno sconvolgendo il territorio a monte che verrà sommerso da un lago artificiale.
Alla fine, usciti dalla cappa di nubi e nebbie che rattrista la pianura, entriamo nella Riserva. La strada percorre la valle incassata di un fiume bellissimo, chiuso tra ripide pendici boscose. Arriviamo infine al centro di Wolong, nel punto in cui la vallata si apre, ove si trovano gli uffici della Riserva, un museo, un gande gruppo scultoreo che raffigura, naturalmente, due panda e alcuni simpaticissimi alberghi ove si mangia benissimo. Fa ancora freddo (siamo a 1900 metri di altitudine), i larici sono spogli ma nel complesso la vegetazione è molto verde, con grandi ciuffi di bambù, il cibo preferito di questi animali.

Lesser panda (Ailurus fulgens); Wolong Research Centre, Sichuan Province, ChinaL’incontro con il direttore e lo staff ci riempie d’ammirazione per questa Riserva, dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco, che va dai 1150 metri dei confini orientali ai 6250 metri di vette stupende coperte di ghiacciai intatti. E la vegetazione, di conseguenza, va dalla foresta subtropicale alle abetine e lariceti d’alta quota. Sono 200.000 ettari di natura protetta, con 4000 specie di piante diverse, con grandi fioriture di magnolie rosate e una fauna incredibile che annovera 450 specie di vertebrati. A parte il panda gigante (Ailuropoda melanoleuca) che i cinesi hanno eletto a Tesoro Nazionale della Cina, in queste stupende pendici vivono l’elusivo leopardo nebuloso e il magnifico leopardo delle nevi, il takin, (un raro bovide selvatico dal pelame rossiccio), il cervo dalle labbra bianche e il cervo del Sichuan, il baral della Cina (una capra selvatica dalle corna ritorte) il rinopiteco dorato (una scimmia tipica di queste zone) e il simpatico panda minore dal musetto arguto e dalla grande coda striata.
Per gli uccelli qui è il paradiso degli ornitologi: fagiani dorati e tragopani, gipeti barbati e aquile, avvoltoi e pernici di ogni specie.
Ma il mio oggetto del desiderio era il panda, un animale mitico che in tutto il mondo non conta più di 1700 esemplari e, a Wolong, 150 in natura e 40 nel centro di ricerca. Dato che per vederlo in natura occorrono giorni di cammino sui monti e che sia la stagione che il tempo ristretto non ci consentivano una permanenza più lunga, abbiamo visitato il Centro di ricerca e allevamento del Panda Gigante.
Dato anche che lo scopo del viaggio era l’ipotesi di un gemellaggio tra il Parco d’Abruzzo e la Riserva di Wolong, basato sulla vicinanza genetica tra il panda e l’orso marsicano, l’incontro con i responsabili era obbligatorio in vista di eventuali collaborazioni.

Giant panda (Ailuropoda melanoleuca); Wolong Nature Reserve, Sichuan Province, ChinaMa al di là dei discorsi, utilissimi, la vista di questi bambolotti bianconeri in semilibertà ci riempie di ammirazione e di commozione. Dormono sparapanzati nel verde, sgranocchiano cespi di bambù, si arrampicano sugli alberi. Ma i più teneri sono i cuccioli. Ne nascono – ci dice la dottoressa Li Desheng, assistente del direttore – da 4 a 5 all’anno e stanno studiando i metodi per reintrodurli in libertà nelle riserve che il governo cinese (visto anche l’afflusso dei turisti, 200.000 l’anno solo a Wolong) sta creando in tutto l’areale del panda. Il centro è ben attrezzato con cartelli esplicativi e bacheche e la disponibilità di molti esemplari, ormai abituati alla vicinanza con l’uomo, che si fanno fotografare anche in gruppo con i visitatori. Degli orsi, questi animali scoperti, grazie a delle pelli vendute al mercato, dal missionario francese Padre Armand David nel 1869, hanno molto.
Ma mostrano un viso meno “da carnivoro”, atteggiamenti più allegri e giocosi e un mantello assolutamente assurdo. Eppure, dicono gli esperti, il bianco e nero del pelame li mimetizza bene quando sono appollaiati sulla biforcazione di un ramo: le zone nere del mantello si confondono con il tronco e i rami e quelle bianche con il cielo coperto di nubi. Sarà…

Giant panda, ChinaLa maggiore notorietà il panda maggiore ce l’ha da quando, nel 1961, i fondatori del WWF, primo tra tutti Sir Peter Scott, lo scelsero come simbolo di quella che sarebbe diventata la maggior associazione di protezione ambientale del mondo. E oggi questo simbolo è tra i più noti ed amati del pianeta.
15 marzo. Ritorno a Chengdu. Ora che l’abbiamo visto nella sua casa, non vogliamo mancare di ammirarlo nel grande giardino che a poca distanza dalla città, li accoglie per la gioia dei turisti ma anche per le ricerche sulla sua riproduzione. Anche qui i panda giganti imperano in tutte le dimensioni, dai cuccioli giocherelloni agli adulti paciocconi. Ma la visione più allegra è offerta dai panda minori (o red pandas) dotati di una grande vivacità, che si arrampicano, corrono, si inseguono nei grandi recinti folti di bambù.
Un grande museo molto ben attrezzato rende la visita oltremodo istruttiva sulla storia e sulla vita di questo mammifero tanto amato.
In città, all’aeroporto, sui filobus, sulle insegne, sui biglietti pubblicitari, la sagoma bianconera dell’orso dei bambù imperversa. Ed è grazie a questo mitico animale che il turismo in questa zona non ricchissima di mete (anche se a poche ore d’auto si trova il famoso cimitero dei guerrieri di terracotta) si sta sviluppando. E il gemellaggio tra il Parco d’Abruzzo e la Riserva di Wolong, accanto allo scambio di esperti e di funzionari servirà anche ad incrementare un flusso di visitatori che unirà sempre più questi due antichi Paesi.
16,17 marzo. Volo Chengdu Pechino, sosta nella capitale e poi partenza per Amsterdam-Roma
con le solite quattordici ore i viaggio..

Scritto da Fulco Pratesi

Fulco è fondatore del WWF Italia, di cui è ora presidente onorario. Giornalista, ambientalista, illustratore (disegna dei magnifici acquerelli), ha progettato numerosi parchi nazionali e riserve naturali in Italia e all'estero. Scrive per numerose riviste e blog.

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