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Un’India diversa

In questi ultimi anni, il viaggio in India è divenuto popolare anche da noi. Soprattutto il Rajasthan, con i suoi palazzi e le regge dei Maharaja, le fortezze sui crinali, i templi e i costumi splendidi che affascinano i viaggiatori occidentali.

Ma c’è un’India poco conosciuta, soprattutto dagli italiani.

Parlo della natura.


Se oramai, grazie ai documentari televisivi, tutti conoscono e si appassionano alla grande fauna dei Parchi nazionali africani (i ghepardi del Serengeti! I rinoceronti del Ngorongoro! I leoni del Botswana e quelli del Kruger in Sudafrica!) pochi sanno della grande varietà di riserve naturali del Subcontinente indiano e dei suoi meravigliosi animali. I rinoceronti asiatici del Parco nazionale Kaziranga in Assam, le tigri reali del Kanha nel Madhya Pradesh, gli elefanti selvaggi del Parco Nazionale Mudumalay in Tamil Nadu…E tutto il mirabile corteggio di pavoni selvatici, scimmie, leopardi, iene, cervi e antilopi che allietano i paesaggi delle circa 50 aree protette di questo immenso Paese.

Ma due sono le riserve, poste in un territorio ancora poco frequentato dai turisti, che non conoscevo ancora: Il Parco Nazionale Velavadar e quello di Gir, entrambi nel Gujarat, uno Stato posto nell’estremo ovest della penisola indiana.

Il motivo del mio viaggio in questi luoghi era quello di completare la conoscenza di due delle più famose e rare specie di questa parte dell’Asia.

Scendendo in pullman da Delhi e dopo aver visitato le munificenze architettoniche e i parchi nazionali di Sariska e Ranthambore nel Rajasthan, si arriva al Parco Nazionale Velavadar, istituito nel 1976.

In questa landa arida, con paesaggi da savana africana, vivono, assieme a tanti altri animali, gli ultimi blackbuck (Antilope cervicapra).

Nelle antiche miniature persiane e indiane questa piccola antilope bianca e nera dalle corna a tortiglione compare spesso come vittima di ghepardi in cacce principesche o in compagnia di prosperose bajadere e divinità induiste.

Veder correre nell’erba dorata branchi di questi eleganti animali, qui sopravvissuti solo perché protetti dalla locale tribù Bishnoi, costituisce uno spettacolo memorabile. Soprattutto se arricchito, oltre che dalla grande varietà di altri animali, dal volo argentato di centinaia di gru damigelle di Numidia, rarissime in Europa.

Il soggiorno a Velavadar è reso piacevole anche per l’accoglienza in un magnifico piccolo lodge, da poco inaugurato, che all’alba consente di ammirare, dalla stanza, le cervicapre al pascolo.

Ma il mio legame storico-artistico con la fauna dell’India si realizza soprattutto nel leone indiano (Pathera leo persica) protetto nel Parco Nazionale di Gir, poco più a sud di Velavadar.

Secoli fa i leone asiatici vivevano dalla Grecia al Bengala.

Discendenti diretti di quelli raffigurati nei bassorilievi di Ninive, infilzati con frecce e zagaglie dai sovrani babilonesi, e citati più volte nella Bibbia, questi leoni assalirono in Macedonia i cammelli al seguito dell’esercito di Serse che nel 480 a.C. si preparava a invadere la Grecia

In seguito, questo magnifico predatore dalla folta criniera corvina venne distrutto in tutto il suo areale (nel 1941 fu ucciso in Iran l’ultimo leone persiano).

L’unico posto al mondo in cui il leone d’Asia viveva all’inizio del secolo scorso era una grande foresta nel sud del Gujarat. Luogo in cui – dopo che nel 1910 non ne restavano che 13 esemplari – il nababbo locale decise di proteggerlo.

Così, quando nel 1965 fu istituito il Parco Nazionale di Gir, la popolazione leonina era salita a circa 300 individui, numero che non aumentò fino ai primi anni del nostro millennio.

Poi l’allontanamento delle popolazioni di mandriani Maldharis che contendevano spazio e risorse ai leoni e un grande incremento dell’ecoturismo, con positive ricadute socioeconomiche sulla popolazione locale, ne fece salire il numero, nel 2010, a 411.

La visita a questo Parco Nazionale e ai suoi splendidi ospiti a quattro zampe non ha nulla da invidiare alle escursioni nei grandi parchi della Tanzania e del Kenya.

Si viaggia in fuoristrada tra foreste di tek dalle grandi foglie, sotto maestose formazioni rocciose, lungo laghi e corsi d’acqua, e si resta ammirati per la densità e bellezza della fauna: antilopi nilgai dal pelame grigio ferro, cervi sambar e pomellati, sciacalli dorati, iene e cinghiali. In più, saglianti pavoni selvatici e uccelli rapaci di molte specie.

Ma lo spettacolo più sconvolgente è rappresentato, oltre che dalla rapida visione di un leopardo nel folto, dai leoni indiani che, consci della loro bellezza, riposano massicci e ieratici nelle radure tra gli arbusti e l’alta erba dorata.

Il Governo dell’India, visto il recente aumento nel parco nazionale, vorrebbe trasferirne qualche esemplare in altre riserve.

Ma lo Stato del Gujarat non vuol perdere l’esclusiva di questa rarissima specie e così si pensa di utilizzare esemplari di pura razza nati in zoo o collezioni private da reinserire in natura.

Il Bioparco di Roma ne ha una coppia che però non dà ancora segni di volersi riprodurre.

A Gir abbiamo dormito a poca distanza dall’ingresso del Parco, abitando in magnifiche grandi tende e mangiando ottimamente nel Lion Safari Camp.

 I consigli di Fulco

Come arrivare

Voli a costi contenuti tutti i giorni da Roma per Delhi o Bombay. Se si vuole però limitare la visita ai soli parchi del Gujarat, conviene arrivare a Bombay (il volo impiega dalle 7.30 alle 8.00 ore) e poi spostarsi in pullman, in auto o con i voli locali.

Quando andare

Il periodo migliore per visitare i Parchi Nazionali indiani va da novembre ad aprile, ma i momenti migliori sono da dicembre a febbraio.

Come muoversi

Se di giorno le temperature sono ottime, girando in jeep aperte nei Parchi all’alba e al tramonto il freddo è veramente intenso. E’ importante coprirsi bene, con guanti, sciarpe e cappelli (che si possono comprare negli shop con i simboli dei parchi posti anche su magliette e felpe).

Cosa mangiare

Ovunque in India si mangia benissimo. E quasi sempre col self service su tavole imbandite. L’unico problema i cibi piccanti che accompagnano il riso e il chapati, schiacciata di pane non lievitato. Gli esperti consigliano di bere solo acqua in bottiglia o tè e di non mangiare verdure crude, tranne i pomodori.

Cosa portare

A parte il binocolo, indispensabile, la guida “INDIA” del National Geographic, in italiano e l’importantissima Traveller’s Guide Wildlife of India, della Collins. Interessanti “Un’idea dell’India” di Alberto Moravia (Bompiani), ol “Il Grande Viaggio” di Giuseppe Cederna (Feltrinelli).

Scopri il nostro viaggio in India per incontrare la tigre! 

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Scritto da Fulco Pratesi

Fulco è fondatore del WWF Italia, di cui è ora presidente onorario. Giornalista, ambientalista, illustratore (disegna dei magnifici acquerelli), ha progettato numerosi parchi nazionali e riserve naturali in Italia e all'estero. Scrive per numerose riviste e blog.

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