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Viaggio nella Natura della Scozia

La Scozia, per gli italiani, è legata all’immagine del whisky, dei tessuti scozzesi, dei calzini di “filo di Scozia”, della nazionale di calcio e di Sean Connery, grande apostolo dell’indipendenza delle Highlands.

Ma questo bellissimo territorio posto a nord del Regno Unito è anche tante altre cose, soprattutto per quel che riguarda la natura e il paesaggio.


Con la Scozia ho un lungo, anche se non intenso e continuo, rapporto. Il figlio di un mio fratello è proprietario dell’ultimo castello di un grande e storico clan, quello che ha dato il nome al maniero diruto che campeggia nelle immagini del più noto e grande lago scozzese, il Loch Ness. Dei tanti storici castelli del clan Urquhart, l’ultimo ancora in piedi, il Craigston Castle nella Scozia settentrionale, appartiene dunque a mio nipote William Pratesi Urquhart, laird (che in lingua scots definisce i grandi proprietari terrieri – i Lord), della zona.

E un altro mio fratello da decine di anni passa mesi nelle Highlands per cacciare col suo falcone le affascinanti pernici bianche di Scozia, le famose (almeno in campo venatorio) red grouse, uniche pernici bianche che non cambiano il piumaggio d’inverno e restano rosso ruggine tutto l’anno.

Così, finalmente, ho deciso di assolvere il debito di conoscenza andando a visitare questi luoghi per me ancora ignoti.

Il volo, con le linee aeree low cost è molto economico. Il tragitto in autobus tra l’aeroporto di Prestwik, a occidente della città, a Glasgow, rapido e comodo. E il treno che dalla stazione di Glagow porta a Inverness, nel nord, sfata le dicerie correnti sul costo delle ferrovie inglesi e nord europee in generale. Anche perché, sorpresa felice, esibendo il talloncino della carta d’imbarco sull’aereo il bigliettaio pratica un considerevole sconto riservato ai turisti.

Poi, paragone ingeneroso con i nostri treni, i vagoni sono splendidi e molto comodi.

Il viaggio verso le Highlands del nord, se si becca una giornata di sole, è quanto di più bello si possa immaginare: i binari scorrono lungo fiumi limpidi e tortuosi circondati da prati e piccoli boschi, colline fiorite di erica rosa si elevano dolci sullo sfondo dei Monto Grampiani, sede di uno dei più bei parchi della Scozia, il Cairngorm National Park, 380.000 ettari, quasi sei volte il parco Nazionale d’Abruzzo. Piccole fattorie, corse frenetiche di conigli selvatici nei pascoli, il volo di grandi rapaci.

D’altra parte, il fatto che in tutta la Scozia vi siano solo 66 abitanti al chilometro quadrato, meno che in Sardegna, contro i 246 di tutto il Regno Unito (200 in Italia), fa capire come in queste lande l’opera dell’uomo non abbia ancora imperversato.

Inverness, considerata la Porta delle Highlands, attraversata dal fiume Ness e dominata da un bel castello ricostruito nel XIX secolo sui ruderi del precedente, è simpatica e intima.

La cosa che mi ha colpito in città è che, come da tempo vado consigliando, i suoi marciapiedi, neanche tanto larghi, hanno un uso promiscuo: nel senso che lungo di essi si trova, ben individuata, anche una pista ciclabile piuttosto frequentata.

Il viaggio verso il territorio dei Grampiani che circonda il Parco Nazionale Cairngorm ci impone, di prender in affitto un’automobile.

“E cosa c’è di strano?”direte voi.

Invece per me e mia moglie è stata un’esperienza adrenalinica e devastante. Abituati alla sontuosità delle nostre strade anche semplicemente statali o provinciali, dover guidare “contromano” (con volante e comandi a destra) su strade molto anguste oltretutto orlate di muretti a secco – bellissimi ma minacciosi come Linee Maginot – e soprattutto il trovarsi nel vortice d’immensi autotreni, ci ha fatto benedire la scelta di aver pagatol’assicurazione sui possibili incidenti e danni. Insomma una situazione difficile che però non ci ha impedito, soprattutto a mia moglie (che s’era rifiutata di guidare a destra) di ammirare i sereni, splendidi paesaggi di questa parte del Regno Unito.

L’area ove, in agosto e settembre, si svolge, a cura di alcuni falconieri italiani, la caccia alle grouse, è costituita da dolci pendii e basse collinette in cui, dall’inizio di settembre, predomina il color rosa malva del moor, bassa brughiera composta da diverse specie di erica, soprattutto brugo, immerse tra i muschi intrisi d’acqua.

In queste distese rosate vivono le grouse, vittime predestinate dei velocissimi falchi pellegrini, sia selvaggi che addestrati, i quali, piombando dal cielo a una velocità che supera i 300 km l’ora, le catturano a volo.

Oltre a questi bellissimi tetraonidi (stretti parenti delle nostre pernici bianche) qui vivono anche galli forcelli, gatti selvatici e lepri, mentre sui crinali passano maestosi cervi rossi dalle immense corna.

Il paesaggio delle moorland, tipico di queste zone, è però messo in pericolo da grandi e redditizi rimboschimenti artificiali a pino nero e pino di Scozia che erodono, anno dopo anno, le moquette di eriche cremisine utilizzate da pastori e cacciatori,

Dopo la doverosa visita al castello del nipote e fatta la conoscenza di un nipotino appena nato, giriamo per la grande tenuta ove, come del resto in tutta questa regione, pascoli e siepi, boschetti e sentieri, castelli e borghi, corsi d’acqua e alture compongono un mosaico mirabile che fan capire come il giardino all’inglese sia nato da queste parti.

Quanto alla ricchezza di fauna basterebbe a testimoniarlo l’immenso salmone pescato nelle acque di proprietà, che un pescatore ha, davanti a noi, portato al castello.

Per un naturalista le coste scozzesi sono un vero eldorado. Pur senza voler arrivare al famoso Bass Rock, uno scoglio a 10 chilometri dalla costa di Edimburgo, ove nidificano in primavera 100.000 sule e altri infiniti uccelli marini di diverse specie, nella colonia più grande d’Europa, ogni falesia rocciosa che dall’entroterra della Scozia precipita sul Mare del Nord rivela, a queste latitudini, spettacoli fantastici.

A qualche decina di chilometri a nord del castello di Craigston si trova la riserva naturale Troup Head della Royal Society for the Protection of Birds. Non è tra le più grandi e neppure tra le più famose. Ma è piacevolissimo arrivare allo strapiombo roccioso precipite sul mare attraversando campi verdissimi con cespugli di ginestrone spinoso in fiore, popolati da greggi di pecore.

Stormi di uccelli marini – dalla candida sula al buffo pulcinella di mare, dalla gazza marina al gabbiano tridattilo, dal grigio fulmaro al nero marangone – popolano la falesia dalla quale hanno da poco preso il volo i giovani nati durante l’estate appena finita.

Sulle scogliere basse e tabulari, grandi foche grigie riposano pigre. Qualcuna espone l’atteggiamento tipico “a banana” , con la testa e la coda che formano una mezzaluna aperta verso il cielo.

Più al largo, il caracollare felice di delfini tursiopi.

Un viaggio in Scozia non può esimersi dalla visita al Loch Ness, casa del famigerato e leggendario mostro marino. La costa di questo triste e lungo lago d’acqua dolce è qui boscosa (querce, carpini, faggi, frassini, pini, aceri) e i ruderi del castello brulicano nonostante la pioggia, di turisti multicolori.

Viaggiando per l’Isola di Skye, la vegetazione cambia. Ritornano i tappeti color cipria della brughiera, nei rari boschetti fioriscono le digitali purpuree, campanule celesti e scabiose violette, tra gli scuri arbusti di ginestrone spinoso.

Più a sud, tornando verso Glasgow, tra i boschi e le rocce, nei prati verdissimi con pecore e cavalli, i grandi senecioni dalle corolle gialle a margherita, colorano i prati tra i muretti a secco, soprattutto lungo il famoso Parco Nazionale Loch Lomond, creato sulle rive del maggiore lago della Scozia.

Sulle esigue spiagge lacustri e marine un carnevale di ciottoli multicolori e, all’interno, l’invasione dell’esotico rododendro asiatico che in molti luoghi sta soppiantando le indigene eriche.

 

Il consiglio di Fulco

Il viaggio, a parte la difficoltà sollevata, per autisti poco esperti, dalla guida a destra che pone problemi soprattutto nelle numerose rotonde da imboccare contromano, è agevole e sereno. Ovunque si trovano bed&breakfast simpaticissimi ed economici, le strade, a parte la loro strettezza e tortuosità, sono ben segnalate, il costo dei ristoranti – a patto di non scegliere quelli con candele e sommelier- non proibitivi. Se sarete da quelle parti il 30 novembre, festa di Sant’Andrew patrono della Scozia o il 25 gennaio, anniversario del poeta Robert Burns, il bardo locale, potreste provare a mangiare il tipico haggis una pietanza fatta di uno stomaco di pecora ripiena di frattaglie dello stesso animale, farina d’avena, cipolle, lardo di montone e sale. Un piatto piuttosto pesante ma, dicono, squisito

In compenso i breakfast scozzesi (uova, salsicce, fagioli, eccetera) sono sempre ottimi e abbondanti.

In banca, soprattutto nei paesini, quando si cambia la moneta vengono preferite le sterline scozzesi di cui non conoscevamo neppure l’esistenza ma che hanno corso legale per l’orgoglio degli highlanders.

Non chiedetemi consigli pratici sulle distillerie (famosissime) di whisky, sui pub, sullo shopping e sui mitici campi da golf come l’antichissimo St Andrew. Sono temi che purtroppo conosco pochissimo ma che potrete trovare su internet.

Buon viaggio!

Guarda anche: “Acquerelli scozzesi” – viaggio escursionistico dal 1 al 11 Agosto 2012.

Scritto da Fulco Pratesi

Fulco è fondatore del WWF Italia, di cui è ora presidente onorario. Giornalista, ambientalista, illustratore (disegna dei magnifici acquerelli), ha progettato numerosi parchi nazionali e riserve naturali in Italia e all'estero. Scrive per numerose riviste e blog.

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