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Viaggio nella Natura del Guatemala

Due uccelli, simboli di due nazioni del Continente Americano con due destini, al momento, diversi.
L’aquila dalla testa bianca, icona dell’orgoglio yankee, sino a qualche anno fa in odore di estinzione è ora, grazie ad attenti programmmi di conservazione, dichiarata fuori pericolo. Il quetzal, invece, icona del Guatemala, ha un passato glorioso ma un futuro ancora incerto.


Una singolare osmosi quella tra il volatile e la nazione centroamericana, tanto il pennuto è ormai costantemente presente nella quotidianità del Paese. Quetzal è infatti il nome della moneta guatemalteca e Questzal è il nome dell’Ordine assegnato dal Presidente della Republica ai cittadini benemeriti. Un uccelletto simbolo della libertà (in gabbia pare che muoia di solitudine) che è entrato nella storia del Guatemala e del Messico. Gli aztechi veneravano infatti il Questzalcoati, il dio serpente piumato (indovinate a chi appartenevano le piume). Per i maya la sua uccisione equivaleva a un crimine da condannare con la morte.

E’ un peccato che la presenza costante del queztal nella vita dei guatemaltechi non sia bilanciata da una altrettanto reale presenza nelle foreste del paese. Il suo habitat naturale è stato infatti distrutto dalla deforestazione, dagli incendi e dalla espansione dell’agricoltura e dell’allevamento. La povertà del Guatemala si riflette anche sulle politiche di conservazione e alcuni ambientalisti temono che il quetzal, tra non molto tempo, potrà essere visto solo sulle banconote.
guatemala1Non bisogna però fare molti chilometri da Città del Guatemala per andare in una delle poche aree dove il quetzal vola ancora in pace. San Rafael Chilasco, 12 km a est della superstrada Città del Guatemala. Coban è un buon punto di partenza che permette, tra l’altro, di addentrarci nella foresta e di arricare a due magnifiche cascate, El Salto de Chilasco, un balzo di 200 metri e qualla di Laguneta, uno spettacolare tuffo di 350 metri. L’alternativa è il villaggio di Purulhà con il vicino Biotopo del Quetzal dotatato di una rete di sentieri che si addentrano nella foresta. Il mattino, si sa, ha l’oro in bocca e l’alba rappresenta il momento migliore per avere la possibilità di scorgere il timidissmo uccelletto.

Siamo nella Sierra del las Minas, una catena montuosa che tocca i 3000 metri di altezza. Un’area nebbiosa e poco popolata che ospita una delle foreste pluviale del Guatemala meglio conservate, promossa dal 1992 dall’UNESCO Riserva della Biosfera.
“E ‘anche uno dei più grandi estensioni di foresta ininterrotta presenti nel Centro America – sottolinea Lilian Marquez del Mesoamerican Reef Program del WWF – che copre circa oltre 230.000 ettari, tutelando il 60% della foresta umida tropicale del Guatemala. Oltre al quetzal qui vivono circa 885 specie animali. Centinaia di uccelli, mammiferi, anfibi e rettili vivono qui, compreso il tapiro, in via di estinzione, le scimmie urlatrici, il giaguaro e l’aquila arpia oltre a 17 specie endemiche vegetali”.

Ma non è solo piante e animali che dipendono dalla foresta per la loro sopravvivenza. La vita di mezzo milione di persone – la maggior parte dei quali sono piccoli agricoltori – dipende, da una trentina di corsi d’acqua che scorrono nell’area, su cui basano la loro attività anche alcune grandi industrie presenti nella zona.
guatemala8Gli esperti ritengono che una delle ragioni per la diminuzione di acqua è il suo sovrasfruttamento da parte delle imprese e delle comunità della zona. Tuttavia, la causa del problema è sia a valle che a monte. Se è vero, infatti, che le attività antropiche consumano acqua, è altrettanto vero che l’utilizzo indiscriminato delle tecniche di coltivazione “taglia e brucia”, strappano rapidamente alla foresta terre su cui piantare mais e caffè, provocando così un minore assorbimento di acqua da parte del terreno con conseguente inferiore apporto idrico a fiumi e torrenti.

Proprio per utilizzare in modo razionale la risorsa idrica, è nato nel 2003 il Fondo per l’acqua di Sierra de las Minas, con l’obiettivo di generare un finanziamento per la gestione sostenibile delle foreste della Sierra. Un programma estremamente innovativo che vede alleati il WWF e Defensores de la Naturaleza, un ong guatemalteca.

“In pratica – racconta Oscar Nuñez, direttore del Defensores de la Naturaleza – attraverso questa iniziativa, alcuni dei principali fruitori dell’acqua de la Sierra versano dei contributi volontari per l’utilizzo di questo bene”.
Tra chi ha sottoscritto inizialmente l’accordo, la Coca Cola Bottling Company, la PAINSA (produttore di carta) e la Licorera Zacapaneca (produttore di rum).
“Le entrate, continua Nuñez , vanno a confluire in un fondo, che eroga finanziamenti per il miglioramento ambientale dei bacini idrografici e le attività di conservazione e di tutela del territorio, come la riforestazione, oltre a realizzare attività di educazione ambientale, studi e iniziative mirate a un utilizzo più razionale dell’acqua. Meno foreste vuol dire infatti meno acqua”.

Un ottimo modello di riferimento per una agricoltura poco agrressiva nei confronti della foresta è quella che ancora adesso viene praticata dai Lacandoni, un popolo indio che discende dai maya.
Siamo nel Petén, nel nord del Guatemala, una provincia che copre circa un terzo della superficie del Paese ma che ospita solo il 3% dei suoi abitanti. Il 40% del Petén è tutelato dalla Reserva de la Biosfera Maya. La regione è costellata da tantissime rovine maya, molte delle quali completamente “mangiate” dalla foresta. I satelliti hanno consentito negli ultimi anni di scoprire i resti di grandi città come El Pajaral e Xulnan. Tikal e El Mirador rappresentano le attrazioni principali del Petén, con le loro rovine maya tra le più grandi e spettacolari, ma anche la natura qui sfoggi Il meglIo di sé. Nell’area di Tikal vivono infatti circa 300 specie di uccelli, oltre a tapiri, ocelot, giaguari e scimmie di diverse specie.
guatemala7Qui i Lacandoni operano seguendo le indicazioni degli alberi della foresta. Lasciano perdere il terreno vicino ai mogani, solitamente troppo umido, mentre cercano gli alberi di kapok e ojoche che vivono in terreni ricchi di nutrienti e ben drenati. Ad aprile quindi bruciano un piccolo pezzo di foresta, in prossimità di queste piante, dove vengono immediatamente insediate specie e rapida crescita, come il banano e la papaya, assieme a radici commestibili che hanno la funzione di tenere compatto il terreno. Passata qualche settimana seminano il mais, con aglio e patate dolci. L’obiettivo è di coprire ogni centimetro di terreno, per evitare la sua erosione, a imitazione della foresta e della sua ricchezza di specie. Dopo 3-4 anni di coltivazione, il terreno verrà lasciato, le piante selvatiche progressivamemte riprenderanno gli spazi momentanemanente tolti e banane e papaya verranno comunque raccolti. Dopo un riposo di qualche anno, si riprenderà a coltivare il terreno. Pur tagliando la foresta, in questo modo viene conservata la fertilità del terreno e un buon livello di biodiversità. Un metodo agricolo comunque meno invasivo del “taglia e brucia”, che consuma continuamente la foresta, lasciando dietro di sé solo suolo sterile e povertà di specie.

Nel Petén la deforestazione sta comunque raggungendo livelli di guardia preoccupanti. Non solo per l’agricoltura e l’allevamento gestiti non sostenibilmente, ma anche per l’industria del legname e per il petrolio. I maya infatti vivevano su un’area ricca di giacimenti di oro nero, in particolare uno a cavallo del Messico. Nuovo progetti di infrastrutture, spesso su larga scala, minacciano la zona e l’equilibrio di aree di alto interesse naturalistico. Come la superstrada che da Rio Dulce porterà a Tactic, destinata a far correre tir a autocarri in transito da e verso il Belize e che attraverserà il Polochic, uno dei regni del quetzal.

I dollari hanno salvato l’aquila dalla testa bianca. Riuscità il quetzal a salvare il quetzal?

 

Roberto Furlani

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IL VIAGGIO

Guatemala – Nel cuore verde del Centro America

 

APPROFONDIMENTI

Parchi e biodiversità del Guatemala

guatemala3Il Guatemala ospita ben 19 differenti ecosistemi disseminati tra i laghi, i vulcani, le giungle e le lagune del Paese, in cui vivono circa 250 specie di mammiferi (tra cui giaguari, ocelot, puma, opossum, tapiri, diversi primati) , 600 specie di uccelli, 200 di rettili e anfibi (tra cui due di coccodrilli), 8000 specie di piante e un numero non definito, ma decisamente molto alto, di invertebrati tra cui spettacolari farfalle. Lungo le coste caraibiche e del Pacifico nuotano cinque specie di tartarughe marine.
Sulla carta il 28% del territorio del Guatemala è tutelato, grazie a 92 aree protette, tra riserve della biosfera, parchi nazionali e riserve naturali private.

 

Gli impatti ambientali

guatemala5Natura, biodiversità e territorio del Guatemala sono continuamente sotto assedio. Al di là della costruzione delle nuove infrastrutture, dell’agricoltura e delle ricerche petrolifere, come descritto nel testo principale, le compagnie minerarie, affamate in particolare di oro e argento, stanno entrando nel paese, puntando gli occhi nella zona di San Marcos, a ovest degli altipiani e nella Sierra de las Minas. Il governo, senza consultare le comunità locali – come richiede la legge – ha concesso il permesso di condurre esplorazioni. Risultato: scorie chimiche, inquinamento delle acque, deforestazione e allontanamento delle comunità locali dai loro luoghi di vita.
Nella regione degli altipiani e lungo la costa del Pacifico, metodi di raccolta di legna da ardere non sostenibili da parte delle popolazioni locali, stanno intaccando profondamente le foreste rimaste.
La presenza massiccia di turismo attorno al lago de Atitlan, ha conseguenze sull’inquinamento delle acque del lago e sulla gestione dei rifiuti in costante aumento.

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Scritto da WWF Nature

WWF Nature è il programma di turismo responsabile naturalistico di WWF Ricerche e Progetti, che gestisce la carta di qualità del WWF Italia sul turismo responsabile e ne monitora l'applicazione, da parte dei Tour Operator e fornitori locali di servizi turistici ed educativi che realizzano le attività presentate su questo portale.

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