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Viaggio nella Tanzania del Sud

Parlando della Tanzania e dei suoi parchi, il pensiero vola alle splendide immagini che i documentari, la carta stampata o il Web ci propongono sul Serengeti e il Ngorongoro tra le aree protette più conosciute del Pianeta. Autentici gioielli incastonati nella parte settentrionale del Paese, frequentati giornalmente da orde di turisti alla ricerca dei mitici Big Five,  gli animali più “cliccati” e più bramati.


Viaggiare responsabilmente vuol dire anche decongestionare le zone troppo frequentate dal turismo di “massa”, alla ricerca di mete sfiziose, particolari e non “minori” rispetto a quelle maggiormente richieste.

Ci addentriamo così a sud del Paese, per conoscere alcune aree protette belle e affascinanti, poco note, ma estreamamente importanti per la tutela della biodiversità della Terra.

“Le montagne Udzungwa, racconta Edward Kishe direttore dei Parchi Nazionali della Tanzania, sono conosciute come le Galapagos dell’Africa per la ricchezza e l’unicità della fauna e della flora endemiche e ospitano il 40% circa delle specie animali e vegetali della Tanzania. E’ il paradiso dei birdwatchers, in quanto nell’area vivono circa 400 specie di uccelli. Qui si trovano ben 6 specie di primati, tra cui il colobo rosso dell’Iringa e il cercocebo del fiume Sanje, avvistato per la prima volta nel 1979”. L’area per il WWF fa parte della ecoregione Eastern Arc Montane Forest, una delle 200 Ecoregioni del Pianeta da tutelare prioritariamente, mentre per l’organizzazione americana Conservation International le montagne fanno parte di una delle 34 World Biodiversity Hotspot.”. Nel Parco vivono 4 dei 5 Big Five (“manca” il rinoceronte).

tanzania3“Questa zona – continua Kishe – è unica in Tanzania, in quanto è una foresta continua con altitudini che variano da 250 a 2000 metri. Qui prosperano alberi di oltre 60 metri di altezza, rivestiti spesso da numerose piante epifite e rampicanti, da muschi, felci, orchidee e imponenti liane. Si trovano anche diverse piante utilizzate nella medicina tradizionale locale. L’area protetta è una attrazione per gli escursionisti. Ospita infatti una eccellente rete di sentieri forestali, tra cui quello che, in mezza giornata di cammino, porta alla splendida cascata di Sanya. Indubbiamente, questa grande foresta non ha ancora rivelato tutti i suoi tesori. Il mondo scientifico, con attente esplorazioni e attività di ricerca, potrà sicuramente scoprire diverse nuove specie”.

A differenza di altri aree protette, il Parco nazionale di Udzungwa consente, alle comunità locali, l’accesso ad alcune risorse, come la raccolta di legna, di piante medicinali e di erba e paglia, grazie con un permesso speciale.
“Il WWF – spiega Stephen Mariki direttore del WWF Tanzania – è attivo qui dal 1991, fornendo un sostegno sia finanziario e tecnico per varie attività tra cui il monitoraggio ecologico, la ricerca scientifica, lo sviluppo di infrastrutture e di iniziative turistiche. Attualmente siamo impegnati, tra l’altro, a supportare la gestione della foresta al di fuori del parco e a migliorare le pratiche di utilizzo del suolo da parte degli abitanti dei villaggi. Diversi i risultati che abbiamo raggiunto, tra cui la creazione di 4 foreste gestite dalle comunità locali. Ora il 58% dei villaggi possiede un copertura arborea, il 25% dei proprietari delle piante utilizza legna proveniente da alberi piantati da loro e il 40% dei proprietari delle case utilizza stufe a rispamio energetico”.

Paesaggisticamente completamente diverso da quello di Udzungwa è il Parco Nazionale di Mikumi, poco distante, il quarto in dimensioni della Tanzania e simile al Serengeti. Dar es Salaam dista poco meno di 300 km da questa area .

Salviamo i leoni “arrampicatori”

Acacie, baobab, tamarindi e qualche rara palma caratterizzano la zona nord-occidentale di questa zona protetta. Tra gli animali i leoni (che possono essere osservati mentre si arrampicano su un albero, comportamento che li accumuna con i consimili che vivono nel Manyara), giraffe, elefanti, zebre, gnu, licaoni, facoceri, babbuini e ippopotami che frequentano due pozze in prossimità dell’ingresso settentionale del parco.
Il Parco Mikuni, assieme ai “vicini” Selous Game Reserve e al Kilombero Valley Game Controlled Area formano la maggiore unità di conservazione “savana – boschiva” del Continente Nero. Le tre aree protette, fanno poi parte della Eastern Miombo woodlands”, una delle 200 Ecoregioni del WWF, che si estende dal sud della Tanzania alla parte settentionale del Mozambico e del Malawi, caratterizzata da una vegetazione che cresce in un clima secco e su un suolo povero di nutrienti. Malgrado le apparentemente poco favorevoli condizioni ambientali, questa ecoregione ospita una enorme popolazione di elefanti e gruppi prosperosi di licaoni. Tra le minacce che incombono la deforestazione, il bracconaggio e l’apertura di molte miniere per il prelievo di minerali.

tanzania4Non c’è due senza tre. Come dimensioni, il Parco nazionale di Ruaha con i suoi 13.000 kmq, è secondo in Tanzania solo al Selous, ma viene considerato tra quelli meglio conservati. Nel Parco oltre agli elefanti, che un recente censimento quotava a 10.000 esemplari, vivono bufali, leoni, ghepardi, leopardi e licaoni che possono disporre di migliaia di esemplari di erbivori di diverse specie tra cui kudù maggiori (simbolo del parco) e minori, gazzelle di Grant e le immancabili zebre. Questa grande varietà di erbivori è dovuta alla particolare ubicazione del Parco, una zona di transizione tra la savana con acacie dell’Africa orientale e la cintura di foreste di tipo miombo dell’Africa meridionale. Ruaha è solcato da numerosi “fiumi di sabbia”, molti dei quali si prosciugano nella stagione secca, trasformandosi così per gli animali in sentieri lungo i quali spostarsi alla ricerca della preziosa acqua. Anche altri corsi d’acqua, più imponenti, solcano l’area protetta.
“Il Grande Fiume Ruaha ha le sue sorgenti nei monti Kipengere – racconta Stephen Mariki – e scorre nel Parco Nazionale. Milioni di persone dipendono dal corso per l’acqua potabile e il cibo. Un uso eccessivo delle risorse idriche per l’irrigazione del riso, il pascolo intensivo e la deforestazione hanno causato però il prosciugamento del fiume per periodi sempre più lunghi. Il WWF sta lavorando nel bacino del fiume Ruaha per coinvolgere le comunità locali nella gestione delle risorse idriche, per rendere più efficienti i prelievi di acqua per l’irrigazione, coinvolgendo gli agricoltori in attività formative per un uso più efficiente dell’acqua per la produzione di riso. Promoviamo lo sviluppo di pozzi come fonti idriche alternative (ne abbiamo costruiti sinora 3) e sosteniamo lo sviluppo di attività di sussistenza alternative, che non richiedono un utilizzo intensivo dell’acqua, quali l’apicoltura e la produzione di sapone”.

Visita all’abbazia di Hanga

Una bella opportunità per visitare questi tre gioielli naturalistici tanzaniani, viene offerto dal WWF che, in collaborazione con Planet Viaggi, promuove un itinerario nell’ambito dei suoi “Viaggi della Biodiversità”.

Un aspetto unico di questo percorso, al di là delle bellezze naturalistiche, è la possibilità di vivere l’esperienza autentica e coinvolgente dell’incontro con la realtà della comunità benedettina di Hanga, 1000 km a sud di Dar es Salaam, vicino alla città di Songea, i cui membri sono tutti africani, e con i residenti dell’omonimo villaggio. La parte del viaggio in terra tanzaniana viene curata dai benedettini stess, che si prenderanno cura di accogliere i viaggiatori al loro arrivo a Dar Es Salaam e di seguirli fino alla loro partenza. Provvederanno a tutti i trasporti ed agli alloggiamenti nelle loro guest house, curando le visite nelle località naturalistiche e programmando attività ed incontri culturali ad Hanga.
Per la cronaca i benedettini sono, tra l’altro, dei veri ambientalisti. La comunità dell’Abbazia di Hanga è impegnata in attività di riforestazione e nel rimboschimento di zone minacciate dal taglio selvaggio. Inoltre la comunità è coinvolta nella ricerca e sperimentazione di energie alternative, quali la produzione di biogas, per limitare l’utilizzo di legna. Un bell’esempio per le comunità vicine e per tutta la Tanzania, con indubbi benefici economici per il monastero!

Roberto Furlani

© Riproduzione riservata

 

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Scritto da Roberto Furlani

Triestino di nascita e milanese di adozione, è responsabile dell'Ufficio Turismo, dopo un passato di ittiologo d'acqua dolce e di educatore ambientale. Le sue principali passioni sono la famiglia, la scrittura (è giornalista) e la lettura. Ama tutti gli sport legati alla natura, in particolare viaggi e escursioni a piedi, in bicicletta e sott'acqua e la genuinità dei prodotti locali... vini compresi, ovviamente!

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