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Bambini in Natura – Alla ricerca del Bello. Il Bello però è rischioso?

Il bello attrae da sempre gli uomini; la dimensione estetica appartiene naturalmente anche ai bambini. Le recenti ricerche neurobiologiche ci dimostrano come fin da piccolissimi i bambini hanno una raffinata percezione sensoriale, un patrimonio con il quale esplorano ed interpretano il mondo, costruendo buona parte della loro conoscenza. “Il bello è un elemento connettivo nei e tra i concetti; orienta ed attrae” (Carla Rinaldi); “Il bello è l’estetica della conoscenza”, direbbe Bateson.


I Centri di Educazione Ambientale, le fattorie didattiche e le Oasi sono i luoghi privilegiati dove fare esperienza educativa in natura. Ma qualsiasi luogo naturale va bene, ovviamente! In tutte le stagioni e con l’abbigliamento adeguato bambini e ragazzi possono andare nei boschi, nei prati-pascoli, nei fossi….; possono esplorare concetti sul linguaggio, sulla matematica, sulla scienza e la tecnologia, sulla storia e la creatività…..in modo pratico, attivo, sensoriale e contestuale. Imparano ad utilizzare strumenti di ricerca ed attrezzi di lavoro che richiedono tempo e fatica proprio perché è in questa età che si sviluppano ed affinano le loro capacità motorie e la motricità fine. Raccogliere legna per fare un piccolo fuoco richiede stima, senso della misura e dell’ordine, condivisione e rispetto del turno, valutazione del rischio e sicurezza, destrezza manuale e buon controllo motorio. Negli spazi all’aria aperta l’apprendimento è percettivo, emozionale, è legato al corpo in movimento.

Portare i bambini in natura non è solo uno sfogo, ma un’esperienza di apprendimento, un laboratorio dell’intelligenza, un luogo di scoperte, di esplorazioni, di iniziative, di progetti, di incontri e di scontri, di collaborazioni, di costruzioni, di intercultura tra adulti e bambini. La natura è un grande osservatorio del gioco spontaneo, un contesto di ozio creativo, un laboratorio per educare al rischio e per il diritto al rischio, in un mondo dove tutto appare rischioso e d’altra parte iperprotettivo. Certamente si pensa a rischi a misura di bambini: il rischio di cadere, di sporcarsi di terra, di scoprire cose nuove, di spaesarsi, …. per vivere l’esperienza educativa del limite, della fatica, della sconfitta e del dolore…. per allenare la resilienza ad affrontare e superare le difficoltà della vita.

Nel dibattito pedagogico odierno si sta discutendo molto circa l’equilibrio tra sicurezza e rischio, vista la tendenza di proporre ai bambini luoghi ed attività che certamente rispondono alle normative vigenti ed accolgono le ansie e le preoccupazioni delle famiglie, ma generano situazioni poco stimolanti. Quando i contesti sono eccessivamente protetti ed ai bambini viene richiesto di stare dentro a precisi confini, anche quando l’esplorazione è di tipo percettivo e sensoriale, si perdono delle occasioni di apprendimento dall’esperienza. Il gioco libero non strutturato insegna ai bambini a conoscere se stessi, mentre i legami con i loro compagni di gioco vengono rafforzati, sviluppando creatività; dona ai bambini equilibrio e benessere fisico prevenendo problemi di sedentarietà, obesità, insicurezza, deficit di attenzione ed iperattività che provocatoriamente Richard Louv definisce “disturbi da deficit di natura”. L’ambiente naturale è un laboratorio per la mente e per il corpo, stimolo per la creatività e l’esperienza diretta, scrigno di materiali e fucina di idee.

La Natura rappresenta per te genitore una fonte di rischio? Sino a dove sei disposto a lasciare sperimentare ai tuoi figli liberamente con giochi che possono sembrare anche pericolosi?

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Scritto da Federica Di Luca

Federica è educatrice e responsabile CREDIA WWF (il primo Centro di Ricerca Educativa, Documentazione Interculturale ed Ambientale del WWF Italia) e amministratrice della società agricola e Fattoria del Panda "La Quercia della Memoria". Ha partecipato direttamente ai campi WWF da adolescente, è stata animatrice, capo-campo, e responsabile Campi della cooperativa Il Grande Albero.

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