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Fiji: volontariato tra squali e una Natura incontaminata!

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Ecco una vacanza alle Fiji veramente speciale! Ce la racconta Cinzia, reporter di WWF NaTuRe che, dopo la gioia della laurea, prima di immergersi nel mondo del lavoro, si è immersa tra gli squali e nella Natura  di queste isole paradisiache.  Toccando con mano le enormi  differenze che contraddistinguono il nostro stile di vita e quello degli abitanti delle  Fiji. Provare per credere, no?


image-1Pochi giorni dopo essermi laureata avevo già le idee chiare su come avrei trascorso il breve periodo che mi separava dalla vita da studentessa, ormai finito, e il mondo del lavoro. Non la solita vacanza di fine laurea in una bella capitale straniera o un villaggio turistico in una località esotica. Ma un viaggio vero, alla ricerca dell’essenza delle cose, della natura più vera, di me stessa.
Non avendo mai avuto esperienze simili in passato, ho deciso di rivolgermi ad una organizzazione e dopo varie ricerche, ho scoperto Project Abroad. Appena ho letto del programma di salvaguardia degli squali alle isole Fiji, non ho avuto più dubbi. Non sapevo nulla degli squali, nè avevo mai fatto immersioni, ma il mio istinto ha scelto per me. E non si sbagliava.
Le Fiji sono un piccolo arcipelago in mezzo all’Oceano Pacifico, esattamente dall’altra parte del mondo rispetto all’Italia. Lontane da ogni continente e civiltà avanzata. Forse anche per questo motivo sono considerate uno degli ultimi paradisi della Terra, e non c’è niente di più vero. Paradiso inteso non soltanto come natura incontaminata, spiagge bianche, palme e mare trasparente. Ma anche e soprattutto come non contaminazione dell’ “essere uomo” (purezza d’animo).

Non avrei mai immaginato che esistessero “modus vivendi” possibili diversi dal nostro o dalle poche alternative offerte dal mondo contemporaneo. Ora mi rendo conto che il nostro non solo non è il migliore, ma che è la causa della distruzione delle diversità dell’ecosistema (natura + uomo + stili di vita), oltre che origine della maggior parte dei nostri disturbi. Non può essere una coincidenza. E non può non farti riflettere.
Alle Fiji ho scoperto un mondo felice. Gli abitanti hanno poco o niente (secondo i nostri canoni) perchè in realtà hanno già tutto ciò che è essenziale.
image-4In nessuna delle persone che ho incontrato ho visto uno solo di quei segni minimi che contraddistinguono il nostro mondo: stress, maleducazione, indifferenza, ira. Il motivo di questo benessere essenziale non può essere altro che la natura stessa.
Nel mondo occidentale la natura è perlopiù un “ornamento” accessorio, più spesso un disturbo o un pericolo. Nel migliore dei casi, una piccola riserva di ciò che eravamo, un valore (economico) da preservare dalla distruzione totale. Abbiamo perso il legame primordiale con essa e di conseguenza con la nostra vera natura umana. E’ difficile descrivere a parole quello che si prova vivendo in pieno la natura a qualsiasi ora del giorno o della notte. Inoltrarsi nella giungla alla ricerca di cascate solo seguendo un corso d’acqua, senza sentieri o “passerelle” di sicurezza. E come spiegare l’emozione di immergersi per nuotare con tartarughe, razze, e migliaia di pesci di specie diverse nei pressi della barriera corallina? Per non parlare degli squali. Anche se avevo già letto qualcosa, grazie al lavoro con Project Abroad ho avuto la conferma che tutto ciò che ci è sempre stato raccontato è falso. Come ogni altro animale, gli squali agiscono per istinto, cosa che nel loro caso riguarda solo situazioni di pericolo. Quindi nemmeno per fame, visto che la carne umana non fa proprio parte del loro menu. Diciamo che ci trovano indigesti.

 


imageL’incontro con gli squali è stata in assoluto una delle esperienze più intense e allo stesso rilassanti che abbia mai fatto
. Quando infatti questi incredibili animali passavano a pochi centimetri da noi, avveniva uno scambio di sguardi e i loro occhi mi trasmettevano sicurezza, per la prima volta nella vita ho percepito quel legame naturale e mi sono sentita realmente bene e al mio posto (nella natura, sulla terra). Era benessere genuino e durevole, non indotto dalla fruizione temporanea di un media o di beni materiali.
Noi volontari vivevamo in camerate da quattro nella villa dell’organizzazione e avevamo a disposizione un intero piano che comprendeva la cucina, un salone dove svolgevamo le riunioni e una sala computer per le ricerche che ci venivano assegnate. In cucina c’era sempre una deliziosa signora Fijana che si prendeva cura di noi con molta pazienza, cucinando per almeno 30 ragazzi, ognuno con esigenze differenti (chi vegetariano, chi celiaco, o altre allergie varie).

Non avendo mai fatto immersioni, nei primi due giorni ho effettuato il corso per ottenere il brevetto Open Water PADI. Ricordo il primo respiro sott’acqua in piscina, mi sembrava di essere senza aria, è una strana sensazione a cui abituarsi. Sinceramente avevo paura di non essere in grado di immergermi per oltre 30 minuti in mare aperto, ricordando allo stesso tempo tutte le varie procedure. Insomma due giorni di corso non mi sembravano abbastanza. La paura è
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quando, il secondo giorno di corso, ci siamo immersi nell’oceano. Sarà stato lo spazio infinito dell’oceano e non ristretto della piscina, o la bellezza dello scenario da film (sembrava di essere in uno screensaver o nel film “alla ricerca di Nemo), fatto sta che sono rimasta 40 minuti a seguire ed osservare la vita frenetica e indaffarata dei primi pesci dai mille colori che si trovavano sotto di me, senza minimamente preoccuparmi di ossigeno o pressione.

Superato l’esame ero pronta per partecipare a tutte le attività del progetto insieme agli altri ragazzi. Eravamo circa una trentina, ogni giorno arrivava qualche volontario nuovo e qualcun’altro partiva, quindi non mi sono davvero mai sentita l’ultima arrivata, anzi, ci si affeziona anche troppo in fretta, condividendo le stesse emozioni e passioni e vivendo insieme tutto il tempo. E’ stato bello trovarmi fra persone provenienti da tutto il mondo, (australiani, americani, colombiani, norvegesi, danesi, tedeschi, olandesi, inglesi, francesi..), imparare altre culture, abitudini, modi di dire, di pensare.

Dalla domenica al giovedi eravamo impegnati al progetto, mentre venerdi e sabato eravamo liberi di organizzare quello che volevamo: siamo andati a fare rafting, a visitare la capitale, a fare trekking per andare a nuotare nelle cascate, la sera ci rilassavamo sulla spiaggia con qualche drink.
Le attività vere e proprie del progetto consistevano in immersioni di monitoraggio per controllare lo stato della barriera, la salute e la quantità e varietà di pesci e squali presenti; altre immersioni durante quali dovevamo stare seduti sul fondale mentre un esperto nutriva gli squali per riconoscere gli esemplari che riconoscevamo (squali toro, più di una ventina, squali pinna bianca, nera, per chi è stato fortunato, anche uno squalo tigre) per studiare le loro condizioni di salute, se migravano, se aumentavano in numero, etc.; due volte a settimana ci recavamo al tramonto nel fiume vicino per cercare i cuccioli di squalo (la femmina di squalo risale il fiume per partorire, poichè in acqua dolce ci sono meno pericoli per i piccoli) per prendere i campioni di DNA e taggare gli esemplare, sperando poi di reincontrarli in futuro, per accertarci della loro sopravvivenza; infine svolgevamo attività di costruzione, restauro, e manutenzione della nostra sistemazione, dell’ambiente, dei villaggi accanto, preparavamo attività di insegnamento per i bambini locali e ci occupavamo della crescita delle mangrovie.
Lavoravamo dalle 8 alle 5, un vero e proprio impegno, tuttavia non è mai stato noioso, o faticoso, nè ho mai sentito
10926324_10204869312364375_9166069213441747231_oaltri volontari lamentarsi del lavoro da fare, anzi, l’entusiasmo, la curiosità, la voglia di aiutare, fare immersioni, studiare per riconoscere in acqua i diversi esemplari di pesci, tartarughe, razze, squali, erano sempre al massimo, e tutti condividevamo questa passione.
E’ stato tutto così intenso e positivo che un mese è passato in un attimo, e se tornassi indietro nel tempo partirei la sera stessa della cerimonia di laurea.
Dopo questa esperienza ho deciso che d’ora in poi, la natura sarà la protagonista essenziale delle mie vacanze.

FIJI: COME E QUANDO ANDARE, COSA FARE
Poichè si trovano dall’altra parte del mondo, le isole Fiji sono abbastanza lontane da raggiungere. Cathay Pacific offre voli a prezzi piu convenienti se prenotati in anticipo (circa 1200 euro contro i 2000 normali). Il viaggio dura circa 40 ore, fra voli, scali (Milano-HongKong-Nadi) ed eventuali pullman per raggiungere la propria destinazione (il mio alloggio era a Pacific Harbour, nella zona sud dell’isola) a circa 3/4 ore di pullman, considerando anche il cosiddetto Fiji time, secondo il quale gli abitanti non conoscono fretta e hanno un diverso concetto di puntualità, al quale ci si abitua molto in fretta e volentieri.
Per muoversi sull’isola ci sono taxi e bus, entrambi costano molto poco (2 euro per 1 ora di strada circa sul bus) oppure per andare sulle altre isole dell’arcipelago ci sono barche e traghetti. I prezzi in generale sono molto bassi, tranne per quanto riguarda alcuni prodotti di importazione e le attivita’/centri prettamente turistici e occidentali, come i resort. Le isole Fiji sono perfette per essere esplorate ovunque anche senza guida, ci sono montagne, foreste, cascate, parchi naturali, villaggi; non ci sono zone pericolose e i locali sono amichevoli (bisogna però informarsi e ricordarsi di rispettare le loro tradizioni quando ci si trova in un villaggio)
Ovviamente ci sono anche delle strutture che organizzano varie attivita’ come rafting, trekking, paracadutismo, gite in barca, immersioni, visite ai villaggi tradizionali..oppure ci si puo’ semplicemente rilassare su una delle bellissime spiagge.

PROJECTS ABROAD

Projects Abroad è una delle prime organizzazioni a livello internazionale che lavora per garantire esperienze di volontariato e di stage all’estero a tutte le persone che desiderano mettere a disposizione le loro competenze e realizzare esperienze umane di elevato spessore e qualità. L’idea di fondo dell’organizzazione è che il volontariato internazionale debba essere fatto in modo utile per le organizzazioni e le popolazioni che ne ricevono beneficio, e in modo costruttivo e arricchente per chi lo pratica.
I progetti offrono la possibilità di prendere parte ad una ampia gamma di attività che vanno dall’insegnamento al giornalismo, dai diritti umani al volontariato con i bambini, dal campo archeologico a quello veterinario, dalla tutela dell’ambiente alla medicina. Nella maggior parte dei casi, non sono necessarie qualifiche particolari.

Con Projects Abroad si ha modo di conoscere un paese con uno sguardo dal di dentro, di avvicinarsi ad una realtà nuova cogliendone significati e ritmi. Si ha l’occasione di superare l’approccio consumistico e vivere un’esperienza autentica, per accorgersi dei disagi ma anche della dignità dei popoli, l’occasione per incontrare e riscoprirsi attraverso l’incontro. Come scrive Marco Aime, viaggiatore e antropologo, “Il viaggio è movimento. Non solo del corpo, anche della percezione. Il viaggio è un reinventarsi continuo dei nostri pensieri e dei nostri sensi davanti a paesaggi e volti nuovi”.

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Scritto da Cinzia Ferrari

24 anni, laureata in interior design. Amo svegliarmi all'alba per passeggiare sul lago. Sono curiosa su tutto, amo leggere, scoprire nuove persone, pensieri, luoghi, animali, piante. Il mio sogno è esplorare il mondo, quello vero, prima che sia troppo tardi.

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