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Vacanze WWF
 

In Regata, a scuola di sostenibilità

“La barca a vale è sostenibile” oppure “la vacanza in barca è ecologica”, queste frasi le abbiamo già lette o sentite molte volte sia dai praticanti che dai meno esperti ed effettivamente corrispondono ad una incontestabile verità: la barca a vela è uno dei pochi modi di fare una vacanza limitando la nostra impronta nel mondo che visitiamo.

E questo è sotto gli occhi di tutti perché, pur mantenendo un discreto livello di comodità “casalinghe”, la necessità di non portarsi dietro tonnellate di carburanti, provviste e di acqua dolce, delicatamente ti “invita” ad essere parsimonioso nell’utilizzo delle risorse e ad evitarne lo speco. Infatti, con una capacità finita di carico, se sprechi devi ritornare presto nella “civiltà” che hai faticosamente lasciato alle spalle per rituffarti nelle code al porto, dal benzinaio, al supermercato…e la vacanza è sospesa fino al momento in cui riprendi il largo… anche se sottoscosta, ma lontano dai porti.

Questo è educativo, sia per grandi che per piccini, e sprona a fare delle rinunce (spesso del superfluo) in cambio del godimento di spettacoli non vivibili da una città anche se piccola e affacciata sul mare, perché in barca tutto il mare è tuo.


Ma cosa c’entra la regata? Perché è una “scuola di sostenibilità”? Perché è ancor più estrema ed istruttiva della crociera.

Lo stesso giorno se passato in regata ti fa consumare mole meno risorse che in crociera. In regata se finisci le “risorse” non solo devi rientrare e interrompere la vacanza ma perdi la competizione, che non è tanto con gli altri (e non contro gli altri) ma è soprattutto con te stesso, insieme al tuo equipaggio. Anzi le risorse non devi neppure finirle, le avrai con te (come il gasolio) ma farai finta di non averle: ti muoverai solo con il vento, se il vento finisce ti fermi (anche per parecchie ore) ed aspetti che ritorni. Non come in crociera che accendi il motore per rispettare il “programma”, ma soprattutto per la sicurezza psicologica del tuo equipaggio. La letteratura è piena di passi che descrivono la difficoltà dell’uomo ad affrontare la bonaccia, quando le leggiamo sembrano leggende, ma quando ci si trova in mezzo, abituati ad avere sempre il pieno controllo dei nostri spostamenti, per alcuni è un’esperienza molto forte, che poi si ricorda quasi in terza persona non credendo di aver potuto provare tanto disagio. Queste esperienze ti fanno rendere conto di quale sia il tuo livello di “dipendenza” dalla vita e dai ritmi di tutti i giorni e di cosa ogni giorno sacrifichi per poter mantenere la tua quotidianità.

La preparazione, nelle due attività, è altrettanto minuziosa: nella prima ci saranno itinerari, approdi, baie, cambusa, costume, maschera, pinne, tender, tendalini, revisione ai motori, ai sistemi di ancoraggio e quant’altro pensi che ti possa servire, nella seconda ci saranno il percorso, il regolamento di regata, la visita minuziosa alla ricerca di pesi “superflui” da sbarcare, la programmazione dei pasti con una dieta bilanciata senza eccessi, il vestiario impermeabile, la revisione di albero e vele, il controllo e la lubrificazione di tutti i meccanismi necessari a manovrare agilmente e l’elaborazione di strategie a seconda delle condizioni meteo.

A me, amante della vela intesa conduzione della barca in armonia con il vento ed il mare, quando andiamo in crociera sembra di portare un’auto con roulotte a rimorchio, quando andiamo in regata di essere in sella ad una agile puledro. Le sensazioni sono completamente diverse, la sessa identica barca ti fa comprendere quanto tutto ciò che riteniamo “indispensabile” sia una zavorra per la nostra vita, quanto tutto ciò ci appesantisca e ci faccia perdere l’armonia con il mondo che ci circonda che non viene accarezzato da noi mentre passiamo ma solcato con affanno.

Naturalmente ogni anno faccio più regate possibili (sto parlando specificatamente delle “lunghe”, cioè regate che durano più giorni ininterrottamente) ma anche più giorni di crociera possibile perché ho grande bisogno di entrambi (la mia è forse una “malattia incurabile”) ma a volte quando mi perdo al timone della barca cercando di essere un tutt’uno con essa se sono in crociera mi trovo a pensare ai mesi invernali o primaverili e delle meravigliose navigazioni che facciamo in regata, mentre quando sono in regata anche al freddo sotto la pioggia o sferzato dagli spruzzi delle onde il pensiero non va agli stupendi ancoraggi estivi in baie meravigliose mentre facciamo il bagno in mezzo ad una miriade di pesci….ma io sono “incurabile”….

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Scritto da Andrea Parenti

Andrea ha cominciato da giovanissimo a veleggiare sulle derive dei genitori degli amici. A 18 anni la folgorazione con la prima crociera in barca con due amici su un vecchio Golif di 6,5 metri in Arcipelago Toscano quando non esistevano GPS e cellulari. Nel 1996 ha fondato il Circolo Vela Mare con l'obiettivo di dare vita ad una scuola di vela che fosse sensibile ai temi sociali e ambientali utilizzando la cultura del mare per formare giovani e meno giovani.

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