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Vacanze WWF
 

Nella Natura del Sudafrica, volontaria tra i leoni!

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Ecco una eco-vacanza da volontaria  nella Natura del Sud Africa !  Il  racconto – come  Reporter di WWF NaTuRe – è di Valentina  in viaggio tra leoni, impala, elefanti e tanti altri animali!


DSCF3627L’Africa è un continente immenso che esercita un fascino misterioso, quasi ancestrale nella natura dell’uomo. Ho realizzato la sua immensità solamente quando, sull’aereo da Istanbul a Johannesburg, ho guardato la mappa della tratta aerea e ho notato che eravamo solo un minuscolo pallino che sembrava non avanzare mai.
Ciò di cui voglio raccontarvi è il Sudafrica, lo stato più “europeo” del continente nero, nonostante sia quello più lontano dall’Europa; fu colonizzato a partire dal 1652 circa e da quel momento in poi ha visto un susseguirsi di popoli che si opponevano alle culture locali, rinnegandole e sopprimendole nel tentativo di creare un mondo identico a quello dell’attuale Europa. La traccia di questa tormentata evoluzione è evidente e si può notare soprattutto nel divario presente fra persone di colore e persone bianche.

Nella parte nord-est dello stato sudafricano si trova Phalaborwa, una cittadina di medie dimensioni raggiungibile tramite aereo oppure autobus dalle città più “vicine”; da qui si raggiunge facilmente il “Kruger National Park”; l’aeroporto è infatti in stile tipico africano con tanto di statue in bronzo di animali e tetto in paglia.
DSCF1818Usciti dalla piccola cittadina polverosa ci sono strade immense percorse da TIR tutti uguali (scoprì successivamente che erano i camion delle svariate miniere che circondano la zona), da automobili che sfrecciano e contorniate da mucche e capre al pascolo sul ciglio della strada. Ai lati delle strade ci sono quasi dovunque grandi e possenti recinzioni, chilometri e chilometri di filo spinato ed elettrico che contornano ettari di riserve private e turistiche.

Apparentemente sembra un paesaggio desolante ma al di là di quelle recinzioni vi è la natura, protetta e racchiusa da fil di ferro e cancelli. La civiltà semplicemente scivola via appena varcata quella soglia, ci si dimentica di essere in uno stato urbanizzato ed in continua evoluzione e ci si incanta a guardare il cielo, uno dei cieli più belli mai visti.
La luna non è più la solita luna, le stelle sono diverse, sono di più e più luminose e misteriose delle stelle viste per una intera vita; il silenzio si sente e finalmente compresi il detto “il rumore del silenzio”: il suo rumore è la natura, è fatto di versi di animali e dal respiro inconcepibile degli alberi.
DSCF1802Era da tanto che non riuscivo ad ammirare un paesaggio che fino a perdita d’occhio non avesse cavi della corrente, tetti o strade. Dalla casa dove alloggiavamo si vedeva l’intera riserva dispiegarsi davanti ai nostri occhi come un enorme fazzoletto di alberi e vita , si percepiva il pulsare costante ed intangibile degli altri esseri viventi e per la prima volta ho provato la sensazione di essere un’intrusa in quello che prima di allora consideravo “il mio mondo”.

La mia esperienza sudafricana si è svolta presso la “Selati Game Reserve“, una riserva privata nata dall’unione di diverse fattorie locali con lo scopo di mantenere e preservare flora e fauna. All’interno della riserva opera “LEOAfrica“, un’associazione creata per monitorare il novello branco di leoni e che poi si è allargata ad un monitoraggio completo della riserva con particolare attenzione verso gli elefanti, i rinoceronti, i leopardi ed ovviamente i leoni. Ciò che mi ha spinto a scegliere questo viaggio un po’ inusuale per una ragazza della mia età è stata la mia passione per gli animali e la voglia incontenibile di aiutarli in un modo concreto ed ovviamente la voglia di vederli liberi nel loro habitat senza essere eccessivamente condizionati dalla presenza dell’uomo.

I game drive nella riserva, svolti con l’obbiettivo di trovare, osservare e poi annotare con precisione quali animali si avvistavano e dove essi si trovavano, diventavano esplorazioni in un mondo a me sconosciuto; l’uso della telemetria ci aiutava a comprendere la posizione di alcuni animali come leoni, elefanti e leopardi muniti di collare ma tutto ciò che si incontrava durante la spedizione era qualcosa di nuovo e fantastico, anche la manutenzione della riserva, nonostante fosse un lavoro a volte pesante, era qualcosa in più della solita fatica fisica. L’alba che fino ad allora avevo sempre e solo visto nei film finalmente era davanti a me, con il suo rosa debole e poi arancione intenso che toccava variazioni di colori impossibili da descrivere con le parole.
DSCF2957Nelle mie due settimane di soggiorno ho potuto vivere esperienze uniche ed irripetibili, non ho avuto tanta fortuna nel trovare ed ammirare i leoni nella riserva ma, insieme ad altri volontari, ci è stato concesso di partecipare ad un cambio di collare ed a una piccola operazione di rimozione di un contraccettivo a due leonesse. Per cui al termine di un’intensa giornata, con l’aiuto di una carcassa di Impala che fungeva da esca, finalmente sono riuscita a vedere il giovane leone maschio di nome Dela e le due leonesse, Mfuti e Acacia.

Con l’intervento del veterinario che le ha sedate e portate presso una struttura poco distante, noi volontari ed alcuni volontari di altre associazioni abbiamo potuto osservarle da vicino, accarezzandole ed in particolare, per chi come ha a passione per la veterinaria, si è potuto assistere al piccolo intervento di rimozione del contraccettivo ..assolutamente “AMAZING” (come ho ripetuto continuamente per circa due ore dopo a questa esperienza).

Per chi trovasse “strano” che anche una leonessa abbia un contraccettivo o per chi creda che sia una misura “innaturale” per un animale libero, intendo precisare che è un operazione necessaria per mantenere un giusto equilibrio nella riserva; un numero troppo elevato di leoni provocherebbe uno squilibrio all’interno dell’habitat conducendo a seri problemi di gestione (la riserva è infatti un sistema chiuso per cui la numerosità degli animali deve essere attentamente controllata).
Oltre a questi incredibili momenti, l’associazione in cui eravamo ospiti permetteva un’ampia libertà a noi volontari, fornendo ogni informazione utile ed il supporto per svolgere alcune escursioni presso i luoghi di maggior interesse.

Fra le varie escursioni proposte, il Kruger National Park e il Blyde River Canyon sono mete irrinunciabili, per cui, armati di tanto coraggio, io ed i miei 3 amici italiani ed un amico francese abbiamo deciso di visitarle.

DSCF1991L’escursione al Kruger rimarrà indimenticabile per tutta la mia vita, la possibilità di muoversi autonomamente all’intero del parco, utilizzando la propria automobile per cercare e trovare gli animali è davvero emozionante. Nel nostro caso questa “libertà” si è ripercossa sull’auto che, essendo assolutamente inadatta per un safari (anche se le strade sono in ottimo stato e spesso asfaltate), dopo 3 giorni era ridotta a lamiere rigate e scricchiolanti; il nostro tour aveva tempi e percorsi precisamente stabiliti, la tempistica è infatti fondamentale essendo un parco veramente ampio (come circa metà penisola italiana), con orari di rientro nei Lodge, per ovvi motivi di sicurezza.

Il nostro viaggio si è svolto da Nord a Sud, attraversando la riserva in senso verticale e facendo tappa in due Lodge per un totale di 3 giorni e 2 notti; tale orientamento ci ha permesso di vedere una quantità di paesaggi sorprendente, dalla boscaglia al fiume, dalla savana alle alture,  potendo ammirare all’incirca animali di tante specie diverse. Per chi è amante della fotografia è un’occasione fantastica perchè gli animali, essendo abituati alla presenza delle jeep, si mettono quasi in posa permettendo di scattare migliaia di foto mozzafiato!

Ovviamente il tutto va a fortuna, c’è chi riesce a vedere solo ghepardi, solo leoni oppure nessuno dei due e trova “solo” impala; noi abbiamo ricercato disperatamente i leoni e dopo il primo giorno di insuccessi, li abbiamo potuti ammirare per ben 4 volte : leoni a caccia di notte, leoni alla pozza d’acqua, un leone e una leonessa che hanno mangiato un bufalo e si sono accoppiati e leoni che vagavano fra le automobili in sosta passando a soli 20 centimetri dalle ruote dei veicoli. La possibilità inoltre di effettuare escursioni notturne con i membri del parco, o escursioni estreme avvicinandosi di molto agli animali sono possibilità da cogliere al volo!
DSCF1891L’esperienza al Kruger, è stata coronata da 250 km di strada per tornare alla nostra riserva, 250 km dovuti ad un errore di uno di noi nel leggere la cartina; questo disguido ci ha permesso di fare un’ulteriore escursione attraverso il Sudafrica, potendo vedere con i nostri occhi come si vive realmente una volta usciti dal contesto turistico e privato. La guida a destra e la pazzia degli automobilisti sudafricani che come regola di precedenza rispettano il “chi primo arriva meglio alloggia” , hanno reso il viaggio di ritorno una vera e propria avventura, con sorpassi a tre e mucche e capre sul ciglio stradale..ripensandoci a mente lucida mi viene quasi la pelle d’oca, ma il bello di quella lunga escursione è stato proprio vedere la vita della maggior parte della popolazione nera non condizionata dal turismo; poter essere in contatto diretto con una realtà diversa in cui i bambini di 4-5 anni vagano da soli nei campi per tornare a casa, vedere i negozi che sono bancarelle di legno lungo la strada e vedere persone che pascolano il loro magro bestiame sul ciglio stradale mi ha aperto gli occhi su una condizione che fino ad allora non percepivo come reale.

Dopo il Kruger National Park la voglia di uscire dalla riserva e vedere altro ci ha assalito e il Blyde River Canyon sembrava proprio fare al caso nostro. Premetto che a parte la foto appesa in bacheca in associazione non avevo la minima idea di cosa fosse il Blyde River Canyon, quindi armata di una sola felpa e di tanta voglia di fare foto sono partita per questa escursione in giornata, in compagnia dei miei compagni del Kruger e della nostra guida Steaven, nostro coetaneo.

La giornata è stata l’unica in due settimane ad essere uggiosa, appena giunti a Graskop, dopo aver attraversato foreste di eucalipti che nulla hanno in meno delle grandi foreste canadesi, mi sono resa conto che eravamo a 1500 metri di altezza (cosa che mi è costata una gran tosse durata un mese),
DSCF3557la guida per rassicurarci, come da programma, ci ha condotti da “Harry’s pancakes”, da provare assolutamente perchè i pancakes sono divini! Dopo una breve colazione, abbiamo visitato “Pinnacle rock“, un sito che sembra quasi banale ma che, giunti in fondo ad alcune scale, si apre in una vista mozzafiato su uno strapiombo che permette di vedere i famosi “Pinnacles”, delle rocce altissime che sembrano enormi cilindri, pinnacoli appunto. Dopo questo sito, lungo la stessa strada che attraversa paesaggi sempre diversi, cè il famoso “God’s window“, uno scorcio ancora più mozzafiato del “pinnacle rock” che, grazie alle nuvole fitte non abbiamo potuto ammirare.

Per chi vuole “divertirsi”, dipende dai punti di vista del divertimento, cè il “Big swing” o grande salto, uno strapiombo di circa 60 metri e largo altrettanti in cui ci si può “tuffare” facendo un attività molto simile al bungee jumping; personalmente anche solo guardando verso il precipizio mi sentivo mancare e questa pazzia l’ho lasciata fare a due amici.
Dopo un piccolo shopping di souvenir a Graskop in bancarelle tipiche, ci siamo diretti verso il Blyde River Canyon, luogo assolutamente magnifico che mi ricorda tantissimo il Gran Canyon con il suo colore rosso e l’ampiezza notevole.
È incredibile la semplicità con cui le persone del luogo vivono lungo questo Canyon, se vivessi in un posto simile scatterei foto ogni secondo della mia vita perchè ogni roccia sembra un vero capolavoro. Il fiume, che scorre come un nastro sul fondo della valle snodandosi fra formazioni rocciose enormi che somigliano a cupole e forme geometriche, ha scavato un luogo che merita di essere visitato almeno una volta della vita oppure di essere reso “Il luogo” più importante, come è stato fatto da una coppia che ha scelto di fare le foto di nozze proprio con il Canyon come sfondo.


DSCF1761Quando si sente parlare di mal d’Africa,
cari lettori, credete a questo fenomeno, non fate come me che credevo fosse solo una leggenda metropolitana; il mal d’Africa è reale, esiste e vi avvolge come una morsa non appena tornate alla vostra routine. Non pensate ingenuamente che il viaggio in Africa sarà uno solo nella vita, perchè credetemi, dopo esserci stati una volta è impossibile non ritornarci !!!

INFORMAZIONI UTILI

La moneta sudafricana è il Rand, che attualmente sta in rapporto di circa 14:1 con l’euro (14 Rand corrispondono ad un euro). Con un cambio così favorevole si presenta come uno stato abbastanza accessibile e cosa importante da ricordare è la mancia che è obbligatoria in ogni esercizio pubblico;
Raggiungere le località all’interno del Sudafrica che non siano le maggiori città è possibile tramite collegamenti aerei interni (spesso su aerei come i “jet) oppure tramite i pullman che effettuano anche lunghe distanze (è un’occasione per scoprire ancora di più del Sudafrica);
⁃ L’inverno non è certo come il nostro, ma presenta una forte escursione termica fra notte e giorno e varia profondamente in base alle zone. Per chi è interessato ad un’esperienza come la mia consiglio di fornirsi di vari pail e felpe pesanti, oltre che a sciarpa, guanti e cuffia/cappello perchè di notte fa davvero freddo;
⁃ Nella stagione invernale (zona del Kruger esclusa) non ci sono zanzare per cui il famoso “malarone” (un antimalarico)  non è necessario;
Non ci sono vaccinazioni obbligatorie ma alcune sono consigliate per una maggior sicurezza (antitifica e epatite-A) e mai dimenticare di non bere acqua dal rubinetto se non si è sicuri della sua potabilità.
⁃ Per soggiornare al Kruger è necessario prenotare anticipatamente e se possibile utilizzare una jeep per visitarlo (per avere una maggior visuale) e ricordarsi di non
DSCF1709scendere MAI dall’auto
se non nelle aeree apposite;
⁃ Il Blyde River Canyon e le attrazioni annesse sono visitabili con una piccola tassa per auto che convertita in euro è davvero esigua;
⁃ Le uniche cose buone da mangiare che ho trovato sono stati i biscotti (sono eccezionali) e i panini, evitate assolutamente la pizza in ogni sua forma

L’associazione LEOAFRICA

⁃ si trova vicino a Phalaborwa ed è facilmente raggiungibile grazie allo staff della riserva che si occupa del trasporto da e per la cittadina;
⁃ il soggiorno minimo presso LEOAfrica è di due settimane e non vi è un limite di soggiorno massimo (i volontari sono sempre ben accetti);
⁃ i costi sono molto contenuti (per due settimane ho speso 600 euro);
⁃ ci sono volontari di ogni età e nazionalità e l’ambiente è veramente molto famigliare e amichevole;
⁃ una ragazza all’interno dell’associazione è italiana per cui i volontari di nazionalità italiana sono davvero molto numerosi;
⁃ per ogni informazione in più c’è il sito dell’associazione : www.leoafrica.org

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Scritto da Valentina Civardi

Mi chiamo Valentina Civardi, ho 19 anni e frequento il primo anno di "allevamento e benessere animale" a Milano. Fin da quando ero piccolina ho la passione per gli animali che dimostro avendo un cane, una gatta e una riccia africana e facendo equitazione. La mia grande passione dopo gli animali è viaggiare, in particolar modo mi piace tantissimo visitare mete naturalistiche un po' "selvagge" per poter scattare foto e alimentare l'altra mia passione, la fotografia.

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