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Kenya: racconti di viaggio nella Natura!

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E’ ancora notte fonda quando il nostro aereo atterra all’aeroporto di Nairobi, Kenya. E’ passata da poco l’1:00 di notte e fuori dall’aeroporto fa ancora piuttosto freddo. Non è la nostra “prima volta” in questo paese africano, pieno di contraddizioni, ma tempio della natura, della flora e fauna selvatica.




DSC8727Nairobi è la capitale del Kenya, stato orientale dell’Africa equatoriale, fondata nel 1899 come deposito ferroviario e si trova nella parte sudoccidentale, adiacente al bordo orientale della Grande Rift Valley a un’altitudine di 1661 m s.l.m. A ovest della città si trovano le caratteristiche colline Ngong; a nord sorge il Monte Kenya e a sudest il Kilimangiaro, ed entrambe le montagne sono visibili da Nairobi nei giorni limpidi. Costituisce inoltre il punto di accesso ai safari di tutta la zona, popolata di animali selvatici.

Il suo nome deriva da una deformazione del masai Ewaso Nyarobi (luogo dell’acqua fredda), che si riferiva alla zona acquitrinosa dove i masai facevano abbeverare il bestiame. A causa dell’altitudine, Nairobi gode di un clima complessivamente mite. Poiché Nairobi si trova nei pressi dell’equatore, le differenze di temperatura fra estate e inverno sono molto ridotte, ma in compenso l’escursione termica tra giorno e notte è molto accentuata, cosa a cui noi “musungu” non siamo abituati. Di notte fa inaspettatamente piuttosto freddo. Infatti, le temperature medie diurne non salgono mai sopra i 25-26° e quelle notturne mai sotto i 10°C. Ma questo vale per tutto il Kenya, con differenze a seconda della zona. Quando sento parlare i metrologi di “caldo africano”, ne deduco sempre che non sono mai stati in Africa.

Kassim, che sarà la nostra guida, autista ed amico per tutto il safari, ci aspetta fuori dall’aeroporto. Sono ormai le 05:00. Tra poco sarà giorno.
Per raggiungere la prima tappa del nostro safari – Masai Mara Game Reserve -ci occorrono almeno 5 ore, traffico e imprevisti permettendo. Per arrivarci bisogna inevitabilmente attraversare la Grande Rift Valley, meta suggestiva di verdeggianti panorami. Si tratta di una formazione geografica e geologica che si estende la Libano fino alla parte inferiore dello Zambesi in Mozambico, il cui ramo orientale si sviluppa in Kenya e Tanzania.
Oltre che per la fauna abbondante e diversificata del Masai Mara, questa regione è nota per i grandi laghi, in particolare il Naivasha e il Nakuru, seconda meta del nostro safari, famoso per gli stormi di fenicotteri e per i più che probabili avvistamenti di rinoceronti.
DSC_2355Prima di arrivare al Masai Mara è di rigore l’ultima sosta presso Narok, città principale dell’omonimo distretto, piccolo centro abitato, l’ultimo sulla strada per il Masai Mara, dove trovare i servizi essenziali. Infatti, ci si ferma per fare rifornimento, ristorarsi e approfittare di banche e accessi internet prima di entrare nella riserva, dove non esistono strutture di questo genere. All’avvicinarsi al gate d’ingresso la tensione e l’emozione salgono alle stelle. Non è la nostra prima volta in Kenya, ma ci rendiamo conto che, essere qui, è ancora una volta emozionante perché avremo ancora una volta l’enorme privilegio di poter osservare questa grande varietà di fauna selvatica nel loro ambiente naturale. Arriviamo, dunque, al gate e Kassim si occupa velocemente delle pratiche burocratiche del nostro ingresso al parco. Ed eccoci finalmente nel tempio della natura, nel Tempio dei Big Five, ancora una volta. La riserva faunistica di Masai Mara, istituita nel 1968 con un superficie di 320 kmq, è la più famosa area protetta del Kenya e forse la più suggestiva. Come indica il termine masai mara, che significa “macchiata”, la sterminata savana è interrotta da formazioni rocciose, macchie di acacie e tratti di foresta ripariale. Oltre ai grandi predatori, come leopardi, ghepardi, leoni, si possono avvistare iene maculate, sciacalli dalla gualdrappa. Elefanti e i bufali sono diffusi e sopravvivono anche e ancora circa tre dozzine di rinoceronte neri (sempre più rari). Tra gli ungulati si distinguono impala, antilopi alcine e cervicapre; tra le oltre 450 specie di volatili vi sono rapaci e grandi uccelli come gli struzzi.
DSC3230L’icona più nota del Masai Mara è probabilmente l’immagine del leone di cui si trovano grandi branchi; ma nel parco sono comunque presenti tutti i cosiddetti Big Five – leone, leopardo, elefante, bufalo e rinoceronte la popolazione di quest’ultimo è in serio pericolo. La riserva è nota anche, oltre che per l’eccezionale concentrazione di fauna, per la celebre migrazione di gnu e zebre che ha luogo ogni anno da agosto a ottobre ed è uno dei più spettacolari fenomeni del mondo animale.

Improvvisamente ci si sente come all’interno di un documentario e ti rendi conto che tutto ciò che fino ad ora hai ritenuto indispensabile è divenuto superfluo. Ecco il nostro primo avvistamento: un branco di leoni. Il primo avvistamento di leoni è spesso deludente perché durante il giorno si trastullano indifferenti all’ombra, ma con un po’ di pazienza e dopo un po’ si noteranno interazioni interessanti. Vale sempre la pena osservare un maschio e una femmina isolati: potrebbero iniziare ad accoppiarsi, come ci è capitato spesso di vedere a qualsiasi ora del giorno; e se si avvista una leonessa accucciata nel’erba che scruta lontano è probabile che sia intenta a cacciare.
Non è il nostro caso il branco di leoni, comprensivo anche di alcuni cuccioli, ha appena fatto colazione e se ne stanno a pancia all’aria per facilitare la digestione. Una leonessa è talmente sazia da non riuscire nemmeno a muoversi e con l’affanno!

Proseguiamo la nostra avventura ed è incredibile la varietà di piccoli uccelli come la ghiandaia marina petto lilla, il gruccione, l’upupa africana o la vedova coda lunga, si possono avvistare durante il safari. La notte arriva molto velocemente nell’Africa equatoriale e l’oscurità arriva quasi all’improvviso dandoti solo un breve preavviso. Se si è fortunati si riesce a vedere tramonti dai colori indimenticabili. Eppure, questo è il momento, insieme all’alba, della giornata in cui si ha molta più facilità di avvistare molti animali, dai grandi predatori a caccia, a grandi erbivori che s’incamminano verso il fiume per abbeverarsi.
Ruggiti in lontananza ci dicono che è arrivato il momento di rientrare ed una iena solitaria ci saluta mentre rientriamo al nostro campo tendato che ci ospiterà per questa notte.

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Scritto da Cristina Berselli

ono nata a Milano, ma sono di origine emiliana Mi sono iscritta a Lettere Moderne per pura passione, senza conseguire la laurea. Mi piace leggere, anche in lingue straniere, ma soprattutto scrivere racconti di viaggio. Il mio amore e l'interesse per la natura e la fauna selvatica risale a quando ero una bambina. Ho iniziato a viaggiare nel 1990, altra mia grande passione, in particolare viaggi naturalistici e culturali. Solo negli ultimi 10 anni ho potuto coltivare un'altra mia grande passione: la fotografia di natura. Mi piace fotografare e soprattutto gli animali (www.naturephoto-berselli.it). Amo molto anche la musica ed andare al cinema, ma la cosa a cui non potrei mai rinunciare è stare in mezzo alla natura ed agli animali. Il mio sogno è andare a vivere in Africa e organizzare safari fotografici ... forse è solo un sogno, ma non posso vivere senza sogni ...

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