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La strada (…secondo il cicloturista)

Cosa è meglio in bicicletta? Un rettifilo che non vede la fine, come quello che sto affrontando fuori Lodi, o una strada piena di curve? Un tornante o un drittone in salita? Ho posto la questione sulle pagine di Facebook. Non c’è dubbio. Tutti o quasi propendono per le curve. Non è solo una questione di estetica. Più bello, meno noia, più prospettive, meno sguardo fisso, più scatti, meno routine.


Treni veloci, aerei, navi, autostrade prediligono tutti la linea retta, quella più breve possibile fra due punti. La più veloce. La bici no. Anzi, la sua moderata velocità consente di insistere su percorsi allungati, tortuosi, a dispetto di quelli dritti e monotoni.

In salita poi, i tornanti aiutano a misurare lo sforzo, a regalare un attimo di respiro, a voltarsi indietro, a guardare avanti con un nuovo stimolo. Più ancora che in moto la
Blog_la strada a curve1bici è regina della curva, se in discesa la si sa prendere. Per via della sua incredibile leggerezza. Posso inclinarmi, abbassarmi, pedalare o meno, frenare (prima) e ripartire (dopo). La bicicletta è lo stetoscopio dell’asfalto. Posso sentire la strada, la sua pulsione e le sue indecisioni. Posso capire le intenzioni di chi la disegnò, i difetti non dichiarati e i pregi voluti.

In salita un rettifilo è la maledizione del ciclista. Vede la strada, la soffre e sa di doverla soffrire per molto, non riesce a misurare la vera lunghezza, pedala con l’impressione di non arrivare in fondo. Ci sono rettifili famosi. Come quello ai piedi dell’Izoard, una linea infinita che nessuno si aspetta su una strada di montagna. Comincia piano e diventa un muro. Quando ci sei dentro è tardi per pentir- si. Così come la trincea della foresta di Arenberg, i 2400 metri di follia foderati di pavé della Parigi-Roubaix. Per questo preferisco, o meglio, sopporto le salite piene di cur- ve, specie a tornanti che consentono, rampa dopo rampa, di calcolare bene ciò che mi resta da dare o ciò che i miei avversari hanno ancora da fare. Dato che la salita è sempre una lotta, con qualcuno o, al peggio, con la mia ombra.

Dunque, la bicicletta è sacrilega. Non segue la retta via. Divaga, cede alle tentazioni… della strada. Non è cristiana e dovrebbe pentirsi, a volte. Ma non lo fa. Le sue ruote tonde odiano la geometria euclidea, quella di punto, retta e piano. Punto no, perché è fatta per muoversi. Retta neppure, come avete visto. Piano, se mi accontento.

Come per Lawrence Sterne che l’ha scritta, così vale questa citazione per il ciclista:

«Qui, avevo fatto un capitolo sulle linee curve per dimostra- re la superiorità delle linee rette. Una linea retta, il cammino che i veri cristiani devono seguire, dicono i padri della Chiesa.
Il simbolo della rettitudine morale, dice Cicerone.
La linea migliore! dicono i piantatori di pomodori.
La linea più breve, come dice Archimede, che possa essere tracciata da un punto all’altro. Ma un autore come me, e come molti altri, non è un geometra; e ho abbandonato la linea retta
».
(Lawrence Sterne, Tristam Shandy, capitolo 240).

E tu cosa preferisci?: rettilineo, curve, discese, salite….

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Scritto da Albano Marcarini

Nato a Milano nel 1954, costretto a vivere nel Terzo Millennio, Albano Marcarini è urbanista, cartografo, viaggiatore a piedi e in bicicletta. Appassionato compilatore di guide di viaggio, si è dedicato fin dalla più tenera età all'esplorazione geografica.

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