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Volontario in Madagascar, tra Conservazione e Sviluppo

Tornato dopo tre mesi come volontario con il WWF a Ivohibe (Madagascar Sud-Orientale), ne approfitto per scrivere due righe (e mandare qualche foto) per aggiornare l’articolo che scrissi quando ero ancora sul posto, “Il mio Madagascar“.

Ci sono varie immagini che mi vengono in mente quando ripenso a questo progetto, dalla bellezza dei paesaggi al contatto umano, dall’esperienza personale a quella lavorativa. Ma la cosa che descrive al meglio il mio sentimento al ritorno da questo paese penso sia la speranza.


Blog_mada1Al di là di illusori ottimismi e idealismi dettati dalla gioventù, penso che questo progetto – e con progetto intendo tutto quello che il WWF MWIOPO (Madagascar and West Indian Ocean Programme Office) sta facendo a Ivohibe (e più in generale in Madagascar) – sia una dimostrazione di come si possa realmente contribuire in modo attivo e efficace alla salvaguardia del patrimonio naturale di questo pianeta. Ed è proprio l’approccio utilizzato che mi dà speranza.

In buona parte del continente africano, i modelli tradizionali di conservazione (la cosiddetta Fortress Conservation), consistevano nel dare priorità assoluta alla creazione/mantenimento di aree protette con lo scopo di assicurare la salvaguardia di alcune specie carismatiche (leoni, elefanti, ecc.) e di preservare vaste aree naturali – dall’innegabile valore estetico, oltre che turistico – escludendo e a volte cacciando gli abitanti locali da queste aree.

L’approccio portato avanti dal WWF, invece, detto anche community-based, è veramente un’unione tra la tutela dell’ambiente e lo sviluppo delle comunità locali. Invece di escludere le popolazioni locali dalle aree da tutelare, si adotta una nuova visione: poiché voi avete bisogno delle risorse naturali per la vostra sussistenza (legna, cibo, piante medicinali, ecc.), noi vi permettiamo di accedervi, ma in modo controllato e sostenibile. In cambio, voi vi impegnate a gestire e a tutelare il vostro ambiente circostante.

Lungi dall’essere perfetto e immodificabile, soprattutto per quanto riguarda l’effettiva efficacia del progetto a lungo termine, questo approccio è la testimonianza che per conservare l’ambiente, soprattutto in paesi in via di sviluppo, coinvolgere le popolazioni locali è spesso la migliore, e forse unica, soluzione. Conservazione e sviluppo non sono due concetti antitetici, anzi, e come da un po’ di tempo ormai sostiene una parte consistente della comunità scientifica, è giunto il momento di considerare le comunità rurali africane “eroi locali” e non dei “devastatori” del loro ambiente. Il WWF, cosi come molti altri organismi che si occupano di conservazione, sta cercando di seguire questa linea.

Adrien Lindon

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Scritto da WWF Nature

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