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Mongolia, avventure in bicicletta! 1a Puntata

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Ingegnere elettronico, vegetariano, ambientalista incallito, Marcello ha nel suo curriculum una serie infinita di viaggi in bicicletta, tra cui l’Alaska. l’Islanda e il Tibet. A settembre ha pedalato per quasi tre  settimane in Mongolia. Ecco il resoconto di questo suo straordinario viaggio! 1a Puntata


DSCN0599Potete immaginare il mio giro in bicicletta come un triangolo di circa 1400 km con la base rivolta a nord e la punta affondata a sud nel Gobi.
Ho percorso il triangolo in senso antiorario con partenza da Ulanbator e a seguire Lun, Kharkhorin, Khujirt, Arvaikheer, Bayangol, Saikhan-Ovoo, Mandal-Ovoo, Tsogt-Ovoo, Mandalgovi, Zuunmod per rientrare ad Ulanbator da est.
La prima parte (da Ulanbator a Khujirt) e l’ultima parte (da Tsogt-Ovoo a Ulanbator) del viaggio sono perlopiù su asfalto, salvo brevi interruzioni. La parte centrale invece è su pista più o meno complessa a seconda dei tratti perché non sempre le piste sono mappate correttamente sul GPS e a volte non lo sono affatto.

La vacanza in bici complessivamente è durata 24 giorni, da cui togliere due giorni di viaggio per il trasferimento da e per l’Italia, un giorno fermo ad Ulaanbaatar all’arrivo per estrarre  la bicicletta dalla sua scatola e rimontarla, due giorni fermo al rientro ad Ulaanbaatar per l’operazione inversa e per comprare un po’ di prodotti dell’artigianato locale presso i negozietti dei circuiti equosolidali, e infine un giorno fermo a Mandalgovi per riprendere fiato dopo una giornata pedalata contro un vento indiavolato che veniva giù dalla Siberia senza alcun riguardo per nessuno tantomeno per un cicloviaggiatore.
DSCN0995In sintesi ho pedalato quindi per 18 giorni dormendo 10 notti nella steppa o nel deserto e 8 notti in piccoli alloggi trovati presso gli insediamenti incontrati lungo il viaggio.
L’organizzazione del viaggio, a ripensarci oggi, non è stata particolarmente complicata.
Prima di partire avevo parlato a lungo con altri cicloviaggiatori che avevano fatto un percorso analogo a quello che volevo pedalare. Andreas in particolare, tedesco di ferro (con la bici ha girato anche la Groelandia in inverno), mi aveva illustrato il percorso, mettendomi in guardia contro i pericoli
DSCN0732delle forature
, ma al tempo stesso tranquillizandomi sulla natura pacifica dei mongoli che lasciano ai cani il compito accogliere il forestiero.
Il problema è che i cani sono di taglia medio-grande, sono neri (già il colore non promette niente di buono) e fanno la guardia al territorio che, non essendoci recinti, per loro è la Mongolia.
C’è una frase in mongolo che ha due significati e che può spiegare un minimo la situazione. I mongoli usano la frase “nokhoi khori” per avanzare due richieste apparentemente diverse tra loro. In un caso vuol dire “tieni fermo il cane” e nel secondo caso vuol dire “posso entrare nella tenda?

Comunque, non ho mai forato! Memore del monito di Andreas, avevo con me 4 camere d’aria di scorta, 20 toppini e 3 tubetti di mastice, ma non ho mai forato!
I cani me ne hanno dette di tutti i colori, ma si sono limitati all’invettiva (come le comari del paesino nella bella canzone di Fabrizio de André), rinunciando ad addentarmi i polpacci. Le malelingue potrebbero dire “ovvio, chissà come erano sporchi dopo tanti giorni di viaggio“, ma devo ribattere che prima di tutto non erano sporchi perché anche in mezzo al deserto la sera non rinunciavo a lavarmi (con un buon terzo di borraccia da 600 cc) e poi i cani hanno tenuto sempre il medesimo comportamento sin dal giorno della partenza.
DSCN0771Ma torniamo all’organizzazione. In Internet avevo trovato mappe topografiche russe 1:500.000, scaricabili gratuitamente che mi hanno aiutato non poco perché le carte stradali che avevo trovato erano 1:2.000.000 e non mi davano sufficienti informazioni sul territorio.
Prima di partire ho guardato numerosi filmati della Mongolia su YouTube e anche quelli mi hanno aiutato molto perché le immagini mi hanno informato correttamente sullo stato delle piste mongole. Infine avevo letto numerosi libri e, si sa,  “la cultura non fa mai male”, anche se c’è chi pensa che a volte sia d’impiccio perché insinua il dubbio specialmente un leader politico non può permettersi di averne”.

DSCN0935Cito i titoli di quelli che ricordo: Uomini renna, Gobi, L’ultimo paradiso dei nomadi guerrieri, Storia segreta dei mongoli, Lonely Planet e Viaggio nell’impero dei mongoli.

La Storia segreta dei mongoli, in particolare, sembra che sia un best seller che tutti i mongoli conoscono e che tengono in casa come negli alberghi americani la bibbia.
Avevo infine controllato e analizzato il percorso al computer con BaseCamp (una applicazione software scaricabile gratuitamente dal sito della Garmin) usando come riferimento mappe GPS scaricate anche queste con pochi euro dal sito Open Mtb Map.

Da aggiungere, infine, che mi ha aiutato molto anche il fatto che il bollo annuale sul passaporto non fosse più necessario (soldi risparmiati) e che da agosto non fosse più necessario nemmeno il visto per entrare nel paese (altri soldi e ammattimento risparmiati).

I biglietti dell’aereo per me li ero acquistati da solo su Internet e anche per l’imbarco della bicicletta non ho dovuto ammattire più di tanto. Il viaggio ha coinvolto 3 compagnie (Alitalia, Aeroflot e Miatt) e ho dovuto telefonare a tutte per assicurarmi di non aver problemi ad imbarcare la bici, ma anche Aeroflot e Miatt hanno agenzie in Italia e sono gentili. Insomma con 2-3 telefonate per ogni compagnia alla fine ho avuto il nullaosta a portarmi dietro la bici, ovviamente con una piccola spesa da contrattare alla cassa dell’aeroporto al momento dell’imbarco ed è qui che il viaggiatore mostra le sue prime qualità!

All’andata a Roma ho spuntato un buon prezzo, ma al ritorno con l’adettto mongolo non c’è stato niente da fare: sono riuscito a fargli digerire il prezzo in dollari invece che in euro, ma niente più. Da casa avevo poi contattato un’agenzia locale per email, gentilissimi, che mi sono venuti a prendere all’aeroporto all’arrivo e mi hanno accompagnato in un appartamento (6 euro a notte) a tiro di bicicletta dal centro.

CONTINUA……

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Scritto da Marcello Demi

Ingegnere elettronico, lavora presso la Fondazione Toscana Gabriele Monasterio per la ricerca medica ed insegna alla Facoltà di Scienze Matematiche Fisiche e Naturali dell'Università di Pisa. Ha al suo attivo numerose pubblicazioni scientifiche e brevetti nonché numerosi viaggi in bicicletta tra cui spiccano luoghi lontani come l'Alaska, l'Islanda, l'altopiano del Tibet e la Mongolia e luoghi più vicini come la Scozia, i Pirenei, il Peloponneso, la Corsica e la Sardegna . E' delegato WWF per la Toscana.

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