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Mongolia, avventure in bicicletta! 2a Puntata

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Ingegnere elettronico, vegetariano, ambientalista incallito, Marcello ha nel suo curriculum una serie infinita di viaggi in bicicletta, tra cui l’Alaska. l’Islanda e il Tibet. A settembre ha pedalato per quasi tre  settimane in Mongolia. Ecco il resoconto di questo suo straordinario viaggio! 2a Puntata


Mongolia_bambini…. Sapevo infine (sempre da Internet) che ad Ulaanbaatar avrei trovato un negozio rifornito di materiale tecnico dove avrei potuto acquistare carte 1:500.000 aggiornate (si fa per dire, le piste sono nomadi al pari di chi le ha tracciate) e il gas per il fornellino multifuel che mi ero portato dietro per cucinare la sera sotto le stelle (e sotto il sole a metà giornata).
Basta, mi sembra di aver detto tutto sull’organizzazione che, come vedete, non è niente di complicato. Mentre scrivo le gambe cominciano a ballettare, hanno voglia di partire, ma devo ancora parlare dell’attrezzatura e dell’alimentazione; ancora un po’ di pazienza per cortesia!
La mia bicicletta è una citybike di alluminio con la forca rigida e un po’ di carbonio a bordo (la forca da ciclocross e i foderi alti posteriori); questo per dire che non è strettamente necessario possedere una specialissima per affrontare un percorso come quello che ho appena pedalato in Mongolia. Non avevo una bici di acciaio, non avevo la forca ammortizzata e non avevo copertoni larghi perché la forca da ciclocross è piuttosto stretta.
I componenti sono buoni, ho la linea XT della Shimano, ma anche questi non sono certo all’ultimo grido. Avevo con me le classiche borse della Ortlieb: 3 al portapacchi posteriore, 3 al portapacchi anteriore e una al manubrio.
Avevo la tenda, il sacco a pelo e il materassino più il guanciale perché senza guanciale il collo si incricca e alla mattina son dolori a rimetterlo in funzione.
Mongolia_fornelloPer cucinare, come ho detto prima, avevo un fornellino multifuel che poi ho alimentato con il gas acquistato nella capitale perché non avevo potuto portare il più leggero e meno ingombrante fornello ad alcool; l’alcool denaturato, lo spirto per intenderci, non si trova in Mongolia perché altrimenti i mongoli se lo berrebbero essendo questo a buon mercato! Non me ne vogliano gli amici mongoli, ma questa è la spiegazione che mi hanno dato loro.
Avevo infine un pannello solare e una dinamo per generare quella corrente necessaria ad alimentare la mia dotazione elettronica: il GPS, le batterie delle macchine fotografiche e quelle della lampada frontale. Sono necessari entrambi perché spesso dobbiamo ridurre la velocità a causa della sabbia e qualche volta si deve anche scendere e spingere la bici così che la dinamo non riesce a fornire sufficiente energia elettrica e guarda caso accade proprio quando sei nel dolore e hai bisogno più che mai del GPS.
Avevo poi un po’ di materiale di ricambio: un cavo del freno, un cavo del cambio, 2 pattini dei freni, camere d’aria (già detto), kit per riparare le forature e vari utensili multiuso.
Mongolia_bici_steppaCome farmaci avevo con me un antibiotico generico, un antinfiammatorio e un antidissenterico (mai usati). Avevo anche un tubetto di pasta di Fissan per trattare il soprasella e un tubetto di crema emolliente per il viso e le mani (usate regolarmente).
Per l’abbigliamento tecnico c’è poco da scherzare: sono necessari un completo estivo, uno invernale e le dotazioni per la pioggia (giacchina in goretex, copripantaloni e ghette) perché parti con il sole e ti fermi che nevica.
L’alimentazione è cosa seria, è il carburante del ciclista e quando manca il carburante ci si ferma e nel deserto non si può fare nemmeno l’autostop. Devo anticipare che sono vegetariano e che quindi, specialmente quando vado in paesi esotici, sto bene attento ad avere con me una buona scorta del mio cibo preferito. Questa volta avevo pane in scatola, biscotti, burro salato, tè e caffè solubile per la colazione. Avevo poi un po’ di barrette energetiche (sostanzialmente semi e miele) e succo di limone da usare tra un pasto e l’altro. Per i pasti principali avevo invece pasta liofilizzata, fagioli liofilizzati e uova in polvere. Mi sforzavo ogni giorno di consumare 2 pasti caldi attingendo dalle mie scorte quando non altrimenti possibile o ricorrendo ai piccoli Guanz negli insediamenti che incontravo. Nonostante la mia attenzione sono però dimagrito di 4 kg; tranquilli, li ho ripresi nel giro di un mese!

Mongolia_bici_stradaPartenza. La prima pedalata è la più importante perché ci vuole coraggio per staccarsi da tutto ciò che è noto per andare incontro all’ignoto e a volte devo assistere a messe in scena pietose come quella dell’ultima partenza. Mente e corpo sono terrorizzati da questa scelta che decisamente ritengono folle sotto tutti gli aspetti; dormire in tenda in mezzo ai lupi? (o agli orsi come in Alaska)? da solo? e con i cani come pensi di fare? e se piove? e se nevica? e se incontri i ladri o peggio ancora? senti qui che dolore al ginocchio, e se succede qualcosa? non hai più l’età, hai quasi 60 anni e ti comporti ancora come un bimbo…

A volte la sera prima della partenza mi viene la febbre o mi sveglio di soprassalto con il cuore che batte come un pazzo e c’è da considerare che di solito sto dormendo in un letto o in una tenda in capo al mondo, provate ad immaginare lo spavento. Comunque, come dicevo, dopo la prima pedalata un po’ tutti si tranquillizzano, se ne fanno una ragione insomma, e mi seguono; piedi, gambe, braccia, schiena, testa…. insomma tutti insieme partiamo anche se qualcuno continua a bollire.

Mongolia_bici_fioriDopo una mezza giornata però è pace assoluta e tutti si godono la vacanza e anche se a volte la strada o le condizioni atmosferiche si fanno impegnative tutti accettano di buon grado quello che la natura ci riserva perché è questa la vita e finalmente lo capiamo. Dovevamo venire qua, a migliaia di km da casa per capirlo. Già, che cosa ci sono venuto a fare in Mongolia? Mi viene voglia di copiare una frase che scrisse Stephen Sommier in una lettera ai suoi nipotini durante un viaggio a Capo Nord con il suo amico Giovanni Cosimo Cini (Gianni) nel pieno dell’inverno del 1884-85 (e qualcuno poi ha il coraggio di dare del matto a me) “In quanto a noi, andiamo alle ultime terre d’Europa per provare emozioni nuove e per conoscere gli estremi del freddo; dunque più vedremo neve e ghiacci, tempeste e bufere, più l’aria sarà buia e l’Oceano furioso, e più saremo contenti“.
Si va per incontrare se stessi, per conoscersi meglio, per incontrare quell’uomo che in realtà non conosciamo e che possiamo sperare di incontrare solo provando nuove emozioni, e che a volte non è nemmeno tanto piacevole da incontrare soprattutto perché di solito, quando accade, non si è seduti su una panchina del parco dietro casa.

CONTINUA……

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Scritto da Marcello Demi

Ingegnere elettronico, lavora presso la Fondazione Toscana Gabriele Monasterio per la ricerca medica ed insegna alla Facoltà di Scienze Matematiche Fisiche e Naturali dell'Università di Pisa. Ha al suo attivo numerose pubblicazioni scientifiche e brevetti nonché numerosi viaggi in bicicletta tra cui spiccano luoghi lontani come l'Alaska, l'Islanda, l'altopiano del Tibet e la Mongolia e luoghi più vicini come la Scozia, i Pirenei, il Peloponneso, la Corsica e la Sardegna . E' delegato WWF per la Toscana.

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