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Fotografia & Natura: raccontare Storie…

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Saper raccontare bene una storia non è cosi facile come potrebbe sembrare. Non a caso lo “story telling” è materia di studio in molte università del mondo.

Per ottenere un buon risultato ci sono alcune regole da seguire…

Una buona storia ha bisogno di:

– un protagonista carismatico: il buono
– un antagonista credibile: il cattivo
– un personaggio buffo (da far intervenire al momento giusto): il giullare
– un Deus ex machina (che risolve la situazione): l’eroe
– una serie di personaggi minori (altrettanto convincenti).


Anche la location deve essere scelta con cura: in alcune storie le parti descrittive hanno un ruolo decisivo nella costruzione della trama, possono essere così ben studiate da rubare la scena, almeno per un po’, ai personaggi e diventare un vero e proprio co-protagonista silenzioso. I grandi narratori russi dell’800 erano maestri in questa arte!

Ma aver costruito dei buoni personaggi ed una giusta ambientazione non basta, ora dobbiamo farli muovere: è arrivato il momento di costruire l’intreccio!

– Come si apre la storia?
– Appare subito il protagonista o c’è qualche comprimario che gli prepara la scena?
Come entrano in relazione il protagonista e l’antagonista?
Quando interviene l’eroe?
– Come si sviluppa la scena?
Pensiamo ad una storia chiusa o ad un finale aperto?

Sono queste solo alcune delle tante domande che un narratore deve porsi per provare a realizzare una buona storia. A questo punto dovrebbe essere chiaro anche ai più scettici che raccontare in maniera efficace può essere una faccenda complicata

E, come se non bastasse, tutta la vicenda si complica ulteriormente quando la narrazione avviene attraverso un linguaggio complesso come quello delle immagini.

Ogni bravo fotografo lo sà, prima di andare sul campo bisogna avere la storia già nella testa, scegliere bene le angolazioni, selezionare i personaggi (chi sarà il protagonista? chi l’eroe? ecc..).

Una volta tornati a casa, poi, è necessaria un accurata (e a volte “dolorosa“) selezione delle immagini raccolte. Fondamentale è anche la scelta della sequenza con la quale si presentano gli scatti.

Queste sono, in estrema sintesi, le regole di base, ma ci sono molti modi di interpretarle…

Si può scegliere la strada tradizionale e cominciare con il “C’era una volta… “. Il “foto-reporter” classico, che chiameremo Mamma Oca, aprirà la sua storia per immagini con una bella vista d’insieme (che corrisponde al tradizionale “tanto tempo fa in un paese lontano…”): una foto panoramica (che risponde alla domanda “dove ci troviamo?”).

Ma, come dicevamo, la faccenda non è semplice, proviamo, quindi, a fare un esempio pratico e a raccontare una storia che si svolge in uno dei grandi parchi africani: Il Masai mara (un must della wildlife photography)

Per questa storia Mamma Oca sceglierà, come foto di apertura, una vista ampia della savana, con l’erba alta in primo piano, erbivori al pascolo e qualche baobab che si staglia maestoso all’orizzonte. Visto che siamo all’inizio della storia, poi, selezionerà un’immagine avvolta in una nebbia leggera, scattata con un tempo lunghissimo alle prime luci dell’alba…


homoambiens45954La storia continua e
… dopo un paio di dettagli ambientali (il profilo di un’acacia, una mandria di gnu, qualche elemento di colore insomma…) è ora di introdurre il protagonista o meglio la protagonista che, in questo caso, sarà una bella leonessa (“c’era una volta una principessa…”). Siamo o non siamo nella savana africana!

Ah, eccola, da prima fiera e solitaria poi circondata dalla sua famiglia (con qualche immagine del branco e dei teneri cuccioli). Ora è tempo di dare una svolta alla storia e passare all’azione. C’è spazio per una foto della preda: la povera gazzella (tocca quasi sempre a lei il ruolo della vittima purtroppo…), poi un bel taglio lungo con lo sguardo della predatrice… di nuovo la protagonista che ora non è più sola ma con le sue compagne, poi il campo si allarga e, nella foto successiva, preda e predatori appaiono insieme.
Ora tocca ad una serie di immagini della principessa … ops della leonessa in azione, prima nella classica posizione di attesa, poi uno scatto con i muscoli tesi in prima piano, un mosso con un po’ di polvere… ed infine la nostra protagonista che consuma il meritato pasto.
Ma cosa succede ancora? Non ci si può rilassare un attimo in questa storia… arrivano i cattivi (che come dicevamo non possono mancare): le iene!
Un primo piano con un ghigno beffardo della capo branco (assomiglia proprio alla strega di Biancaneve,vero?). Poi tutta la banda che minacciosa si avvicina ed infine la foto della preda in balia dei cattivi.
Ma cosa succede ora?
Finalmente, arrivano i nostri… primo piano di un grosso maschio: una bella foto di
homoambiens52461leone (il principe azzurro con la criniera, l’eroe insomma, l’avrete riconosciuto) nascosto nell’erba alta che si avvicina alle iene… ancora una foto dinamica con i cattivi che battono in ritirata, poi, finalmente, l’immagine del branco (quello dei buoni questa volta) sdraiato a sonnecchiare al sole mentre i leoncini (che in questa storia hanno il ruolo “comico”) gironzolano qua e là in cerca di guai, ecco il lieto fine!

homoambiens52057Certo… per concludere non deve mancare un’altra foto panoramica… il profilo degli immancabili Baobab, questa volta al tramonto, che sembrano dirci: “E vissero tutti felici e contenti” (ricordate? Anche un paesaggio può parlare!).

Questa è la classica photo-story raccontata alla maniera del fotografo “Mamma Oca” che trova sempre un suo pubblico di affezionati… ma ci sono altri punti di vista da cui si può guardare la stessa fiaba… quello del fotografo Colibrì ad esempio… ma questa è un’altra storia e ve la racconterò la prossima volta!

E voi che come raccontate le storie con le fotografie?

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Scritto da Homo Ambiens

Homo Ambiens si dedica da molti anni alla Conservation Photography, il settore della fotografia naturalistica che concentra la propria attenzione sulla salvaguardia della natura. Le fotografie sono realizzate da Alberto Cambone e Roberto Isotti; naturalisti, fotografi e fondatori dell'agenzia. I testi sono di Micòl Ricci, collaboratrice di Homo ambiens per la redazione di testi e articoli.

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