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Fotografia & Natura: tutta un’altra storia!

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É da un po’ di tempo che vi avevo promesso una storia, ricordate?

La storia raccontata dal fotografo Colibrì. Per la verità la trama già la conoscete: c’era una volta una leonessa della savana che dopo una faticosa caccia si preparava a condividere con le sue compagne ed i cuccioli del branco il pasto, ma all’improvviso ecco arrivare le perfide iene che tentano di interrompere il banchetto. La situazione viene risolta da un principe di passaggio (forse è meglio dire da un Re, trattandosi di leoni) che mette in fuga i cattivi e, dopo averla assaggiata, restituisce la preda alla leggittima propietaria.


Questa almeno è la storia così come ce l’ha raccontata il fotografo Mamma Oca: chiara, lineare, con un primo atto di preparazione del drama, un secondo atto in cui precipitano gli eventi e con un terzo atto risolutivo che rimette le cose al loro posto. La narrazione di oggi ha però la tendenza a complicare un po’ le cose e a rompere questo schema consolidato. Chi meglio del foto-reporter, narratore moderno per eccellenza, può raccogliere la sfida di raccontare la realtà in un modo nuovo?

homoambiens45374Il fotografo Colibrì, in una situazione come quella della leonessa, della preda delle iene e bla bla… sceglierebbe un approccio diverso.

Potrebbe cominciare:

nel bel mezzo dell’azione con una foto drammatica delle iene che strappano la preda alla leonessa (magari scattata ad altezza felino per proiettare lo spettatore al centro della scena);

addirittura dalla fine; con un immagine della “pace ristabilita”, ma che, ad un occhio attento, presenta un elemento dissonante (una ferita sul muso leonessa?) da cui partire per un lungo flash-back: “adesso sembra tutto tranquillo ma cosa succedeva fino a poco fa…”

mostrando le foto in una sequenza non temporale e, se proprio vuole esagerare, scegliere il montaggio analogico.

Un’altra possibilità sarebbe quella di non giocare sulla dimensione tempo ma sul “punto di vista“. E scegliere di raccontare questa storia non dalla parte della leonessa, ma dalla parte dell’antagonista: la iena capo branco. In questo caso il finale potrebbe essere rivisto sotto una luce diversa… non più un happy end, ma l’immagine dalla luce cupa della iena affamata che si allontana in cerca di un modo per sfamare i propri piccoli… è anche lei una madre in fondo.

Ma proviamo a raccontarla per davvero questa storia come farebbe il fotografo Colibrì:

“Questa storia comincia con lo sguardo di una giovane iena da poco venuta al mondo. Lei forse ancora non sa di essere nata dalla parte sbagliata, ma il suo destino è
homoambiens61479segnato
: faticherà nella vita a conquistare un ruolo da protagonista. Per fortuna oggi c’è il fotografo Colibrì che la sceglie per la foto di apertura del servizio (i perdenti sono la sua grande passione). Questa giovane iena, come tutti i soggetti del nostro narratore non è una iena qualsiasi, ma una iena precisa di cui il lettore deve conoscere il nome. Ogni soggetto ha la propria dignità di personaggio! La chiameremo Macula.

La storia prosegue con un primo piano della leonessa (Mary, l’antagonista nel gioco delle parti). Mary ha il muso sporco di sangue  (ecco il particolare che svela in un solo scatto l’anima feroce della predatrice e rende superflue e didascaliche le foto classiche della predazione, vedi foto di apertura).

Nella foto successiva Mary abbandona la preda per bere. Sembrerebbe ormai sazia, ma quando Aurora, la Mamma di Macula, rivendicando il suo ruolo nella catena ecologica, si avvicina per prendere ciò che resta, la leonessa Mary alza lo sguardo minaccioso (perfetto per uno scatto ravvicinato)… e ripristina le odiose gerarchie. Nella sequenza finale gli avidi leoni consumano il loro banchetto. Persino Ciacco, il leoncino, ha il muso arrossato dalla sua ingordigia (ancora un primo piano, i fotografi Colibrì, lo avrete capito, hanno la loro specialità e non si preoccupano di saper far di tutto un po’! Meglio nutrirsi sempre dello stesso fiore ma farlo nel migliore dei modi).

Ma torniamo alla nostra storia… la povera mamma iena si incammina verso casa. Tornerà a pancia vuota
homoambiens45360dalla sua Macula ma…un attimo, c’è tempo per un ultimo colpo di scena! Aurora trova tra i cespugli una vecchia carcassa abbandonata, ormai è poco più che un teschio ma è sufficente per restituirle le forze per correre verso la tana. E’ ora di allattare! Non proprio un lieto fine, per carità, ma anche i foto-reporter contemporanei, che ci raccontano i fatti senza edulcorarli, devono lasciare un po’ di spazio al sogno, altrimenti che storia è?”

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Scritto da Homo Ambiens

Homo Ambiens si dedica da molti anni alla Conservation Photography, il settore della fotografia naturalistica che concentra la propria attenzione sulla salvaguardia della natura. Le fotografie sono realizzate da Alberto Cambone e Roberto Isotti; naturalisti, fotografi e fondatori dell'agenzia. I testi sono di Micòl Ricci, collaboratrice di Homo ambiens per la redazione di testi e articoli.

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