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Vacanze WWF
 

Souvenir pericolosi/1!

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Lo slogan è sin troppo chiaro: “Non sareste i primi a finire come contrabbandieri di specie protette senza neanche saperlo”. Si rivolge ai milioni di turisti che ogni anno si muovono alla ricerca di sole, mare e relax.


mw20070404_20_37874Una vacanza che può costare cara all’ambiente quando, in vena di acquisti, si comperano souvenir realizzati con specie animali o vegetali in via di estinzione, contravvenendo così la Convenzione di Washington, meglio conosciuta con il solo acronimo inglese CITES . E’ uno dei trattati più importanti, creato per cercare di porre un freno al dilagante ed eccessivo commercio di animali, piante loro parti e prodotti derivati. Oltre 175 Stati che l’hanno ratificata, impegnandosi ad applicarla e a farla applicare. Attualmente il commercio internazionale di più di 30.000 specie animali e vegetali è controllato da questa convenzione.

Il turismo rappresenta un importante veicolo di commercializzazione di specie in pericolo: migliaia di varani, camaleonti, boa, pitoni, rane tropicali e piante protette hanno varcato le frontiere europee nascosti in valigie. Il WWF, in collaborazione con l’IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura), ha creato TRAFFIC, un Network internazionale dotato attualmente di oltre 20 uffici sparsi per il mondo, che lavora in stretta collaborazione con i governi e le autorità di gestione della CITES, coadiuvandole nel loro lavoro o spronandole ove necessario. Lo slogan che apre questo articolo, fa parte di una campagna, realizzata dal TRAFFIC, per sensibilizzare i turisti a fare attenzione ai loro acquisti.

A livello mondiale il commercio di animali, piante loro parti o prodotti raggiunge cifre incredibili, un giro d’affari che è il terzo nel mondo dopo droga e armi. Ogni anno si commerciano illegalmente prodotti per un valore stimato tra i 7,8 e 10 miliardi di euro.
Come quellio della droga, ne segue infatti molto spesso le stesse rotte e gli stessi canali, o è tanto intrecciato con questo che non sono stati rari i casi al mondo di animali imbottiti di droga o il ritrovamento di droga nelle casse di serpenti. Abbastanza sicuro come posto, chi infatti infilerebbe la sua mano dove si annidano cobra o pitoni?
L’Unione Europea  si è dotata  del Regolamento Comunitario n. 338 del 1997 e successivi, con cui  ha reso uniforme l’applicazione della CITES in tutti gli stati parte dell’Unione, rafforzando i suoi sistemi di controllo e migliorando i principi di conservazione per le oltre 37.000 specie di animali e di piante incluse nei suoi quattro allegati, regolandone strettamente il commercio. Chi viene pizzicato al rientro delle vacanze con souvenir proibiti potrebbe pentirsene amaramente: tentare di portare nell’Unione Europea il pettinino di tartaruga acquistato nei Caraibi o la statuetta
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comprata ad Hong Kong, le conchiglie, le madrepore o la collanina di corallo comprate in oriente, può comportare il rischio di una multa che può raggiungere anche qualche migliaia di euro.
Chi gira per il mondo si sarà reso conto che, in molti casi, animali, piante e loro parti e prodotti vengono legalmente venduti nelle più popolari località turistiche, a volte però può succedere che quel commercio sia illegale e che quanto esposto nella vetrina di questo o quel negozio sia o appartenga ad una specie in pericolo di estinzione. E’ ben essere a conoscenza del fatto che la loro importazione potrebbe essere vietata oppure, se si tratta di un commercio legale, potrebbero comunque esserci dei problemi per fare entrare queste merci nel nostro paese perché per le specie in CITES servono speciali permessi e certificati.CITES-logo

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Scritto da Massimiliano Rocco

Massimiliano Rocco, responsabile programma TRAFFIC (Trade Records Analysis of Flora and Fauna in Commerce) e Specie del WWF, da oltre 20 anni lavora con il TRAFFIC Internazionale, con una specifica esperienza sul commercio dei pappagalli e degli uccelli rapaci.

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