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Vacanze WWF
 

India, che casino!

Barasat

Amante degli animali e dell’avventura, Miranda è andata come volontaria a Calcutta, in India, come volontaria presso un orfanotrofio femminile. Poca natura questa volta rispetto alla precedente sua esperienza in Turchia,  per valorizzare il Bird Paradise.  Ma tanta, tantissima umanità.  Buona lettura! 
Barasat (2)Ho sentito questa frase innumerevoli volte, senza coglierla appieno. Tutti mi dicevano: “per capire, ci devi andare”, nel frattempo, guardavo fotografie su internet alla disperata ricerca di questo fantomatico “casino”, per non essere del tutto impreparata.

Il viaggio inizia, arrivo a Calcutta, entro nel taxi e via…eccolo il “casino”! Essendo Google molto carente su questo punto, non riuscivo a smettere di meravigliarmi per tutto ciò che sto vedendo: persone sui tetti e altre che si lavano per strada, polvere, disordine, ambulanze modello camioncino hippie, le macchine non sono in fila e (dettaglio secondario ma non per questo meno importante) non sono mai ferme, ciò significa che sorpassano con la facilità di un battito di ciglia. Riconosco, però, un particolare…una vacca al centro della strada, sì proprio al centro!! Se da un lato mi sembrava tutto così insensato e squallido, dall’altro potevo gioire per una buona tradizione propria dell’induismo. “Gaumata” significa appunto “vacca sacra” nella lingua hindi, più precisamente, “la mamma che nutre” tutti, non solo il suo vitello. Essendoci molti musulmani, che non mangiano carne suina, l’India risulta un piccolo paradiso per i vegetariani come me! La macchina corre veloce verso la destinazione, sul cancello una scritta: “Providence home”…la mia avventura è iniziata!

IMG_5969Sono partita da Bari alla volta di Barasat (una parte periferica di Calcutta) per volontariato presso quest’orfanotrofio femminile. Se prima di partire il ruolo che avrei assunto, nella pratica, non aveva un significato ben definito , dopo mi è parso ben chiaro il motivo che spinge molte persone a lasciare tutto e compiere questo grande gesto d’amore verso gli altri ma soprattutto verso sé stessi: i loro occhi, erano raggianti e io…io mi sentivo il fulcro della loro felicità.

Abituarsi alla loro quotidianità non è stato semplice: niente doccia ma un secchio, niente scopa ma una manciata di bastoncini ricavati dalla foglia dell’albero di cocco, una zanzariera a baldacchino sul letto e bottiglietta d’acqua per il lavaggio dei denti (quella corrente è molto ferrosa quindi i turisti utilizzano l’acqua imbottigliata). Non è stato difficile, invece, cambiare abitudini alimentari al contrario di ciò che è successo in tutti gli altri miei viaggi! Cercavo di guardarmi dall’esterno: vedevo una ragazza bianca dai capelli rossi che provava a mangiare con le mani, pensando fosse facile, una manciata di riso condito con “dahl” a base di verdure varie, patate, melanzane fritte, bhindi (ladies fingers), karela (zucchine amare).

Tutto aveva un buonissimo sapore, certo un po’ speziato, ma ugualmente gustoso…sarà stato merito dell’orto in giardino? I pasti si concludevano con la frutta: mele e pere di varie dimensioni, papaya, cocco e il famoso mango, anche se non di stagione (maturano a maggio), era così saporito! Qualche volta mi coccolavano con dei dolci: la torta di benvenuto alle arachidi e le fantastiche, indimenticabili polpette alle banane. L’orfanotrofio era circondato da vialetti più o meno asfaltati e da tanti, tantissimi alberi…era tutto così verde e colorato! Peccato che nel bel mezzo di piccoli ruscelli ci fosse tanta spazzatura data l’assenza dei cassonetti. È per questo motivo che si possono contrarre facilmente malattie gravi, la sporcizia è ad ogni angolo…soprattutto sulle vie principali!

thakurnagar (3)Poi è arrivata la volta di Thakurnagar, vicino al confine con il Bangladesh, un piccolo paradiso. Dopo il traffico di Barasat, avevo proprio bisogno di immergermi nella rilassante atmosfera indiana: silenziosa e semplice. Sono stati due giorni abbastanza intensi, ho visitato insieme ad alcune suore della provvidenza locali le case delle famiglie dei villaggi vicini. Gentili come pochi, è proprio vero che quando non si ha nulla si cerca sempre di offrire il più possibile: non esistono gli aggettivi possessivi “mio” e “tuo” ma solo “nostro”. Queste case si inseriscono in un quadro verde smeraldo, distese di risaie che si sostituiscono ad altissimi alberi di cocco mentre corriamo con il van guidato da un ragazzo magrissimo, mi chiedo dove trovi tutta quella forza. Mentre ci avviciniamo alla città noto degli uomini al lavoro: stanno bagnando la canapa per poi lasciarla al sole e farla ammorbidire. La utilizzeranno per la fabbricazione di borse, cestini ed accessori.

serpente in giardinoEsperienza fantastica è stata quella di trovare tantissimi serpenti (alcuni di 4 metri) nel giardino dell’orfanotrofio. Le sisters cercavano di eliminare quelli che potevano essere i loro possibili nascondigli cambiando frequentemente posto alla legna ad esempio, ma ciò non bastava a tenerli lontani. Soprattutto nell’ultima settimana, le visite da parte di questi rettili alla cuoca che cucinava fuori erano frequentissime ma lei, donna di polso, riusciva sempre a mandarli via. Le bimbe si divertivano tanto a vederla impazzire di paura e subito correvano a chiamarmi per non farmi perdere questa esilarante scena. Durante queste settimane di permanenza in India ho imparato molto, le bimbe sono state delle maestre perfette: mi hanno insegnato che la felicità è gratis, sembra una cosa scontata e stupida, ma quando le ho viste gioire perché avevano imparato una canzoncina nuova e mi ringraziavano per questo, mi sono sentita “piena” e non è da tutti i giorni sentirsi così bene.

IMG_6619Mi hanno trasmesso un calore non indifferente, soprattutto quando una di loro mi ha chiesto il permesso di chiamarmi mamma. Poi ho conosciuto alcune delle loro famiglie che vivono in stazione, quella centrale a Calcutta, una condizione squallida e apocalittica che nessuno meriterebbe ma che purtroppo coinvolge fin troppe persone. Ciò che mi ha colpito di più è che loro non sono pienamente coscienti della tragica condizione che vivono quotidianamente , soprattutto le donne, vivono in funzione dei piaceri degli uomini come se tutta la loro esistenza avesse come unico scopo quello di servire.

Ho avuto la fortuna di trovarmi con delle suore in gamba, ho conosciuto finalmente la spiritualità, quella che loro definiscono “provvidenza” , la risposta a molte delle mie domande. Sono tornata cambiata, adesso so cosa significa non avere niente e mi sento la persona più fortunata al mondo: ho una famiglia, degli amici fantastici e un ragazzo che mi rispetta…cosa posso volere di più?

Perché l’India?

Ho partecipato ad un concorso bandito dalla CEI, si chiama “in un altro mondo” che ha consentito a me ed altri 3 ragazzi di fare questa fantastica esperienza di volontariato e reportage in quattro opere legate all’ottoxmille: Kenya, Etiopia, India e Filippine. Ogni giorno ho scritto una pagina del mio “diario di bordo” , su un social che si chiama The Mixxie. https://www.themixxie.com/profile/944

Consigli

Se avete intenzione di visitare Calcutta, fatelo insieme ad una guida o ad una persona del posto. Le indicazioni stradali sono pressoché inesistenti e per prendere un autobus non si possono chiedere indicazioni all’autista perché si sale quasi al volo. L’inglese è parlato, ma l’accento indiano non rende la comunicazione molto semplice!

Curiosità

Lo sapevate che in India si parlano 30 lingue diverse e che talvolta anche la scrittura dei numeri è differente? Le lingue nazionali sono l’hindi e l’inglese, con cui comunicavano le sisters. Ciò che mi ha colpito di più è stato vedere come cambia la fisionomia del volto da sud a nord: gli occhi diventano sempre più a mandorla fino a sembrare quasi cinesi! Ovviamente anche il colore della pelle cambia, dalla carnagione scura del profondo sud a quella chiara delle popolazioni del nord.

 Leggi anche di Miranda nel blog WWF NaTuRe:

Volontariato: a Fethiye un vita senza confini 


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SOUVENIR PERICOLOSI (ASIA)

 

Scritto da Miranda Ventrella

Per conoscermi, la parola chiave è avventura. Quest'ultima è una costante in tutto ciò che faccio, che farò e in tutti i viaggi che intraprendo. Sarà per il mio sogno ,cioè quello di diventare etologa e studiare i grandi felini africani, o forse per un gene ereditato dai miei genitori ? Per adesso sono al secondo anno di Scienze animali e produzioni alimentari a Bari , sono vegetariana e attivista per l'associazione EssereAnimali

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